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ITALIA TV. Un’elegante e fascinosa signora di 50 anni: il Nobile e Montepulciano tra storia, mito e futuro

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di Dario Pettinelli (direzione@italiatv.it) – Nobili erano i suoi più antichi produttori. Nobili erano coloro che ne lasciarono le più antiche testimonianze. Oggi lo producono circa 200 aziende nel territorio di Montepulciano e in 70 lo imbottigliano. I numeri ci dicono che è una delle eccellenze italiane meno godute in Italia, dagli italiani. L’80% del Nobile va all’estero, di una produzione di 10 milioni di bottiglie. Per capire il grande lavoro fatto in questi 50 anni di denominazione basti pensare che negli anni ’60 le bottiglie di Nobile ogni anno erano solo 600 mila. Oltre alla nuova sede in quest’anno miliare anche il restyling al marchio. Intervento opportuno e coronato da successo: il nuovo simbolo è piaciuto, è rispettoso della tradizione e vestito di contemporaneità.

Montepulciano gode di rinnovata attenzione sia da parte di investitori internazionali, comprensibilmente interessati a cercare la proprietà di aziende decisamente più note da loro all’estero che dal grande pubblico italiano, sia del Credito locale. L’investimento di 5 milioni di Euro da parte del Credito Cooperativo di Montepulciano è un segnale concreto;
soldi freschi per agricoltura e turismo. Eccellente il lavoro consortile anche in questo; oltre alla crescita della denominazione ha il merito di aver reso “sexy”, come dicono gli amici americani, un territorio e la sua principale espressione.

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Vino ma anche turismo. A Montepulciano crescono il numero delle strutture ricettive e più in generale i programmi di sviluppo del turismo; un vento nuovo che soffia già con Montalcino Bio in Val d’Orcia, ovvero valorizzare il territorio e i suoi prodotti partendo dal vino ma abbracciando tutte le attività in un circolo virtuoso che va dall’approccio rispettoso verso l’ambiente all’eco-sostenibilità, dall’inclusione per “essere squadra” al sostegno della cultura locale, per una crescita armonica e proficua di tutta la comunità.

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Il rapporto con Storia e Cultura qui ha pochi rivali. Dell’arte di fare vino a Montepulciano se ne ha notizia fin dagli Etruschi e se ne inizia a parlare da una pergamena datata 714 d.C. dove il monte viene citato come “Castrum Politianum”. Dal 770 in poi Montepulciano viene descritta come una comunità indipendente e pacifica, basata sulla coltivazione dei cereali, delle vigne e dello zafferano. Nelle sue note, il Cantiniere di Papa Paolo III Farnese Sante Lancerio riferisce che sulla via Francigena Montepulciano era una tappa “con buoni vini” (1536).
Carlo Salustri meglio noto come Trilussa era appassionato del vino di Montepulciano e Primo Tiradritti ne ricorda un aneddoto quando il poeta arrivò con carrozza e vetturino a chiedere informazioni su quale fosse la zona col miglior vino, per acquistarne damigiane da portare a Roma.
Luigi Veronelli nella celebre Guida del 1970 ricorda che anche il medico personale di Papa Sisto V elogia le virtù del vino di Montepulciano e ricorda che l’ultimo verso del celebre sonetto del Redi è “Montepulciano, d’ogni vino è il Re”.
La prima fascetta DOCG d’Italia fu per un Nobile di Montepulciano.

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Il Nobile, a differenza dei fratelli Chianti Classico e Brunello di Montalcino, è l’unico dei tre grandi rossi toscani ad avere dalla sua l’omogeneità del suolo e del clima. L’annata 2015 sarà ricordata tra le più importanti per la grande piovosità invernale e per i temporali estivi che hanno impedito la disidratazione verificatasi in altre annate meno fortunate come la 2003 o la stessa 2011, con dei mesi di Luglio eccezionalmente caldi e asciutti. Anche la temperatura non ha mai sforato i 33 gradi di giorno e i 18-20 la notte. Sono state condizioni memorabili per la natura di questo Sangiovese (Prugnolo Gentile) che richiede una maturazione lenta e progressiva.

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Con cosa “è fatto” il Nobile?
L’articolo 2 del Disciplinare di Produzione recita: “Il vino Nobile di Montepulciano deve
essere ottenuto dalle uve provenienti dai vitigni presenti nelle seguenti proporzioni: Prugnolo Gentile dal 50 al 70%; Canaiolo Nero dal 10 al 20%; Malvasia del Chianti e Trebbiano Toscano dal 10 al 20%. Possono concorre alla produzione anche le uve provenienti dal vitigno pulcinculo (Grechetto Bianco) e Mammolo presenti nei vigneti nella misura massima del 5% del totale delle viti”.

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In conferenza stampa durante l’Anteprima di quest’anno s’è detto che “Montepulciano ha tirato fuori le unghie”; si, il concetto si può intuire, ma è un’immagine forte per un vino così elegante e muliebre. Certamente il riferimento è al grifo ma anche questo nuovo marchio posa i ruggiti ed incontra l’autorevolezza con sinuosità, trasmettendo una rinnovata regale e femminea sovranità.

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Il Nobile è un vino affascinante. Profuma di faticose salite dalle Porte a valle fino in Fortezza; conserva i silenzi ventosi dei vicoli; rimbomba delle grida del Bravio delle Botti. E’ vestito del rosso delle unghie delle donne contemporanee. Un calice di Nobile è evocare il magnifico film con Diane Lane, “Sotto il sole della Toscana” girato nella DOC confinante. E’ immaginare la villetta “Bramasole” e tutta la magia che questa campagna sa creare.
E’ faticoso arrivare fin su in piazza Grande, ma poi c’è il premio.

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Il Nobile è come una donna preziosa che per essere conquistata e
abbandonarsi richiede tempo, pazienza, attenzioni ed eleganza d’animo. (DP)

ITALIA TV. Carni e salumi della Val d’Orcia. Intervista a Carlo Pieri

italiatv.it – Intervista a Carlo Pieri, Poggio Stenti, Val d’Orcia. (di Dario Pettinelli)

(www.italiatv.it)

ITALIA TV. Esclusiva. Un’Acropoli nel futuro di Montalcino. Intervista ad Edoardo Milesi

Edoardo Milesi -  ITALIA TV

italiatv.it – (Intervista esclusiva di Dario Pettinelli) Col recupero del complesso di S. Agostino nel cuore di Montalcino si prefigura  una fase nuova nella storia di questa città. Nuova perchè il progetto ridisegna  il rapporto tra “gli abitanti, i luoghi e le cose, considerando la città come  punto d’incontro tra le cose materiali e i comportamenti umani”. Una sorta di  Acropoli per Montalcino e la Val d’Orcia, come negli intenti della Summer School  2015 tra Toscana, Tunisi e Roma, a cura della Scuola Permanente dell’Abitare.

Ne abbiamo parlato con l’architetto Edoardo Milesi, anima del progetto reso possibile dal finanziamento della Fondazione Bertarelli e della Regione Toscana, e che ringraziamo per averci preferito.

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D. Architetto Milesi, da una parte la valorizzazione del patrimonio artistico ospitato nel complesso di Sant’Agostino, ma dall’altra soprattutto la rinascita di un luogo per costruire e coltivare relazioni, un luogo della partecipazione. Qual è lo stato dell’arte ad oggi?

Milesi. “Quattro mesi fa, a novembre, è stato ultimato il restauro della Chiesa e a dicembre quelli del primo lotto degli affreschi, quelli della parete nord ed est. I lavori proseguiranno fino al 2017 col finanziamento della Fondazione Bertarelli. Nei prossimi tre mesi saranno ultimati i lavori di restauro del percorso interno al monastero con il recupero del secondo chiostro e della corte interna. Subito dopo, a giugno, saranno ultimati i lavori della porzione dell’ex casa di cura che ospiterà la sede della Scuola Permanente dell’Abitare. Dopo l’estate inizieranno i lavori per il riuso della porzione dell’ex casa anziani che ospiterà la sede del Consorzio del Brunello”.

D. Un progetto che rilancerà la dimensione comunitaria della città.

Milesi. “Quando si recupera un complesso come quello di Sant’Agostino non si recuperano solo i suoi muri, ma la cultura che al suo interno pulsava. Una cultura urbana basata sull’interscambio tra quello che si produceva dentro e fuori. Molte attività diverse che si intrecciano tra loro. Attività museali con altre attività complementari (restauro, conservazione, progettazione di nuovi luoghi e nuovi arredi urbani…) che devono diventare attività normali della città”.

D. Una rinnovata partecipazione e condivisione. Quale sarà la funzione della Scuola Permanente dell’Abitare in questa fase nuova?

Milesi. “Avrà la funzione di incubatore culturale per la città di Montalcino costituendo uno spazio aperto per seminari didattici internazionali su temi diversi (architettura, cucina, musica da camera, spettacoli di strada, enologia, design, arte….); sarà ufficio di consulenza per la promozione del territorio; curerà workshop residenziali, accademia del gusto, caffè letterario… Per questo motivo le attività all’interno del complesso devono essere partecipate. Il processo partecipativo va avviato soprattutto suscitando stupore pur essendo congeniale alla gente che lo frequenta, per questo deve possedere doti di spregiudicatezza, di semplicità e di sofisticazione, di flessibilità e intercambiabilità”.

D. Il progetto di recupero nel cuore della città rinnova anche il bisogno umano dell’abitare, dell’abitare il luogo del vivere insieme; guarda ad un nuovo “noi” comunitario.

Milesi. “Perché il programma non sia un’esercitazione stilistica, ma un evento di architettura, il recupero deve essere funzionale al riuso mediante un programma di funzioni urbane necessarie e attese, per mettere l’edificio nella condizione di svolgere il suo nuovo ruolo senza perderne l’identità. Il metodo
deve essere quello della stratificazione “astilistica” in equilibrio tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro”.

L’estate 2015 rappresenterà per Montalcino una pietra miliare della sua storia. C’è un grande futuro alle spalle di questa città e questa Acropoli rappresenterà la proiezione spaziale di un nuovo modo di “abitare insieme”.

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