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ITALIA TV. Siena Capitale italiana della cultura per il 2015 scommette sul Contemporaneo e la città del Palio diventa museo d’arte diffusa

siena 2015

italiatv.it – Tanti appuntamenti per un programma dedicato all’arte contemporanea che troverà il suo apice nella settimana dal 9 al 17 ottobre. Il 10 ottobre la prima Notte Bianca del Contemporaneo. Clet Abraham, Xu Hong Fei, Mikayel Ohanjanyan, David Glass, Alvin Curran, Cracking Art sono solo alcuni deigli artisti coinvolti in mostre, installazioni e performance. Grande attesa per l’intera settimana di eventi al Santa Maria della Scala che si trasforma nel quartier generale di “Verso”, il network di artisti ed operatori culturali della città riuniti attorno al “tavolo del contemporaneo” nato in occasione degli Stati generali della cultura.

Sarà l’arte contemporanea ad invadere gli spazi di Siena ed incoronarla Capitale Italiana della Cultura 2015. Clet Abraham, Xu Hong Fei, Alvin Curran, David Glass, Cracking Art e tanti altri artisti trasformeranno la città in un museo d’arte contemporanea a cielo aperto, attraverso un esperimento di arte diffusa che cambia il modo di vivere e percepire gli spazi urbani e porta l’arte in luoghi insoliti e nella quotidianità di passanti e turisti, rendendoli protagonisti.

Per un’intera settimana, dal 9 al 17 ottobre, Siena rifletterà sull’arte contemporanea nelle sue più diverse sfaccettature e discipline: dalle arti plastiche alle performance, dalle installazioni alla musica, dal teatro alla danza.

“Nel programma che abbiamo ideato per quest’anno che ci vede Capitale italiana della cultura – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Siena Massimo Vedovelli – abbiamo voluto dare uno spazio importante alle espressioni artistiche contemporanee e lo abbiamo fatto coinvolgendo artisti internazionali e dando spazio alla progettualità partecipata del territorio. Operatori culturali, gallerie, artisti ma anche musicisti, attori, performer e danzatori che hanno discusso per mesi un programma da loro ideato e realizzato che sarà il centro della nostra settimana”.

Cuore pulsante della Settimana del Contemporaneo è il Santa Maria della Scala dove prende forma e corpo “Verso”, un programma di riflessioni sull’Arte e l’Architettura Contemporanea risultato di gruppo di lavoro composto da associazioni, cittadini e istituzioni, nato dall’esperienza dei Tavoli degli Stati generali della Cultura voluti dallʼAmministrazione comunale. Dal 10 ottobre “Verso” animerà il Santa Maria della Scala trasformandolo nel “quartier generale” dell’arte contemporanea con incontri, eventi, mostre, performance, workshop, talk dedicati alla presentazione di progetti già radicati come Starters e Fenice Contemporanea e progetti innovativi come la mappatura degli artisti e della città attraverso i “Luoghi della fuga”. Inoltre sono previste passeggiate con gli artisti sulle tracce del contemporaneo e ogni sera ci sarà un aperitivo con artisti, galleristi ed operatori culturali.

#CRE.DI (Creatività Diffusa) è il programma di installazioni urbane di Siena Capitale Italiana della Cultura di cui sono protagonisti molti artisti internazionali: Clet Abraham che il 10 ottobre, Giornata internazionale del contemporaneo, inaugurerà Sorride Siena facendo sorridere la facciata del Palazzo pubblico in piazza del Campo; Mikayel Ohanjanyan lo scultore armeno che ha vinto il Leone d’oro per la Migliore Partecipazione nazionale alla Biennale di Venezia e che sabato 10 otobre presenterà presso la Fondazione Monte dei Paschi la sua opera Materialità dell’Invisibile #5; Alvin Curran il grande compositore e musicista che domenica 11 orchestrerà ben 4 gruppi bandistici in uno spettacolo itunerante che coinvolgerà tutta la città; Xu Hong Fei, artista cinese tra i più apprezzati protagonista della performance Civil Happiness, installazioni urbane in luoghi aperti del centro e della periferia; Cracking Art il gruppo di artisti noto da più di vent’anni per le installazioni di animali giganti in plastica colorata rigenerabile nei contesti urbani di tutto il mondo che ha invaso la città con le rondini giganti  simbolo di libertà.

Il programma dedicato al Contemporaneo si arricchirà anche di altri due segmenti: #Siena2015Lab, un programma di performance musicali, improvvisazioni di danza contemporanea all’interno di “Spazi Nudo” nel Teatro dei Rinnovati e la performance collettiva di teatro Siena Featuring David Glass, regista e performer inglese che sorprenderà il pubblico con un evento unico al Parco Urbano Unità d’Italia. Infine #Siena2015Exhib sarà il contenitore che raccoglie tutte le mostre in corso in città. In concomitanza con la Giornata Internazionale del Contemporaneo.

Il 10 ottobre Siena vivrà la sua prima Notte Bianca del Contemporano con molti eventi e negozi aperti per coniugare aggregazione ed espressioni artistiche. Grazie alla collaborazione con Tiemme sarà messo a disposizione di cittadini e turisti un pollicino elettrico che li porterà in tutti i luoghi del Contemporaneo: dal Santa Maria della Scala a San Miniato fino a Taverne D’Arbia e Isola D’Arbia.

La settimana del contemporaneo fa parte del programma di Siena Capitale della Cultura 2015, una produzione del Comune di Siena con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Regione Toscana e la Provincia di Siena ed è realizzato in collaborazione con l’Università di Siena, l’Università per Stranieri, Fondazione Musei Senesi, Biblioteca comunale degli Intronati, Magistrato delle Contrade, Camera di commercio di Siena, Banca Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Estra, Accademia Musicale Chigiana, Fondazione Siena Jazz, Istituto superiore di studi musicali Rinaldo Franci e Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino.

ITALIA TV. ToscaBio. “La Dispensa della Felicità”

italiatv.it (di Dario Pettinelli) – Tra i colli e le valli della Toscana che fa sognare ci sono angoli già unici e straordinari per vocazione naturale che a volte, è proprio questo il caso, diventano magici. Si pensi alla particolarità delle terre di Montalcino ad esempio: solo in quelle specifiche condizioni ambientali, e seguendo tutte le prescrizioni del Disciplinare, è possibile produrre il noto Brunello; oppure gli oliveti per il celebrato extra-vergine toscano; o ancora il miele; e la lista è lunga.

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ToscaBio ha setacciato la Toscana selezionando le migliori produzioni bio e propone dal sito internet www.toscabio.com quello che senza dubbio possiamo definire, omaggiando Ada Boni, “la dispensa della felicità”. Solo prodotti certificati biologici: olio extra-vergine, miele, vino, confetture e composte, salse e creme, sughi e zuppe, sali ed erbe aromatiche, cereali, legumi, infusi e naturalmente pasta e tartufi. Tutto solo e rigorosamente toscano e biologico.

“Teteska di Cermania”, è Telsche Peters che sintetizza la filosofia di ToscaBio: “La qualità del prodotto è un elemento fondamentale per il nostro settore, per questo crediamo che solo chi conosce e lavora direttamente i prodotti della propria terra, con le stesse cure e attenzioni di una famiglia, possa far nascere prodotti genuini che restituiscano il vero sapore e quell’autenticità che va perdendo. La nostra filosofia è quella di portare ai nostri clienti tutta la qualità delle migliori produzioni alimentari toscane e spedirle direttamente dalla Toscana, garantendo al consumatore la massima freschezza per i prodotti freschi, come i Tartufi, e tempi brevi di spedizione per l’Italia e per i paesi dell’Unione Europea”. Telsche Peters fonda ToscaBio con Claudio Rubegni, profondo conoscitore della cultura e del cibo della Toscana. Giornalista freelance, è autrice del libro “Toskana Bio-Paradiso – 100 produttori biologici”, uscito nel 2011 in Austria e Germania (Stiria Editrice). Lavora come addetto stampa per tre Aziende Biologiche italiane e vive a Montalcino.
Se parliamo di cibi e vini di qualità, allora pr1ma ToscaBio.

ITALIA TV. “La Sinfonia del Cinquantennio”. Col d’Orcia 1965-2015

di Dario Pettinelli, italiatv.it – Re Giorgio Armani disse che “l’eleganza è farsi ricordare, senza farsi notare”: è una definizione perfetta per Col d’Orcia. L'”Intermezzo della Cavalleria Rusticana”, più di Wagner. Il Brunello in Smoking al gran ballo del Made in Italy. Eleganza come parola-guida, dal latino eligere, scegliere, non solo con riferimento alle rese dei vigneti ma alle scelte di vita e produzione. Il Col d’Orcia, indipendentemente dall’annata, è una delle massime espressioni del Sangiovese Grosso.

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Armonia, complessità, equilibrio, identità. E’ un insieme di componenti che rende questo produttore speciale: la zona più votata al Brunello, l’esperienza e maestria del vignaiolo, ma appunto soprattutto le scelte, di vita e produzione. A Col d’Orcia il vino è protagonista, ma in un microcosmo idilliaco fatto di diversità e genuinità. Dalla produzione di miele a quella di extra-vergine, dalle galline alla quercia secolare. E questi non sono dettagli. La diversità, viatico d’armonia con l’ambiente.

Celebriamo i cinquant’anni della Casa all’Hilton Waldorf Astoria di Roma, col favore degli Dei che incorniciano la giornata primaverile perfetta. Il Brunello ha un rapporto stretto con la mitologia classica: Il grappolo di Brunello è Sangiovese, Grosso, il sangue di Giove, è il sangue nelle vene di Bacco, suo figlio, il Dioniso dal cuore nobile che vola a salvare Arianna e ne fa la sua sposa.

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La Val d’Orcia, patrimonio dell’Umanità, vive tutt’oggi le sue origini millenarie, in particolare quella etrusca; nelle colline del Monte dei Lecci (da qui Montalcino) e nelle tombe della zona del Chianti sono stati ritrovati semi che provano l’arrivo della vite dall’Oriente e che gli Etruschi la acclimatarono in quella che oggi è la Toscana.

Da cinque anni la nuova era di Col d’Orcia, segnata dalla una saggia e lungimirante scelta strategica: la conversione per ottenere la certificazione biologica e diventare la più grande azienda vinicola bio di tutta la Toscana. Non c’è dubbio che questa scelta impreziosisca ulteriormente i 70 ettari del Conte Alberto diventati 140 con suo figlio Francesco. “Dal 24 Agosto 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, e persino il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico”.

E qui fa capolino un tema in corso di discussione a Montalcino, rievocato per l’occasione, quello delle cosiddette zonazioni, o meglio, delle menzioni geografiche aggiuntive. Chi ha paura delle MeGA per il Brunello? Più del “chi” è interessante il merito della questione.
Una scuola di pensiero ritiene che il Brunello, la DOCG, debba rifuggire dalla tentazione della menzione geografica aggiuntiva, perché minerebbe l’unità dei produttori e finanche del marchio; ma anche perché se è vero che l’area vitata a Brunello è un’ideale quadrato con versanti definiti è altrettanto vero che i filari hanno diverse altitudini e microzone, a volte anche all’interno della stessa proprietà.
L’altra scuola di pensiero ritiene più forti le ragioni della diversità come ricchezza ed identità, una migliore interpretazione del terroir e della complessità di questo fazzoletto di pianeta. Chi può negare la differenza in primis geologica dei diversi versanti? Come ignorare i casi di successo della storia, “Cru” in Francia ma anche in Piemonte?

Con le MeGA si definiscono le provenienze, si alza l’asticella della qualità della comunicazione del prodotto, stimolandone approfondimenti, ricerca, confronto. Il lavoro fatto in Piemonte che ha dato alle MeGA del Barolo valore legislativo oggi fa dire a Consorzio, produttori ed esperti che si è liberato un valore aggiunto. Questa scelta è stata poi supportata da uno strumento adeguato, una App con funzioni straordinarie, e che rappresenta essa stessa un volano a tutto tondo per quelle DOCG.

Pietro Ratti, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero: “Abbiamo dato al nostro appassionato il modo di geolocalizzare il vigneto dove viene prodotta la tale bottiglia. Soprattutto dall’estero c’è fame crescente di informazione e richiesta di garanzia: da oggi, tramite il nome che trova sull’etichetta, ognuno potrà andare a vedere dove si trova quel tale filare che ha prodotto quel tale vino”. Eresia per Montalcino?….
“Conditio sine qua non” però, un accurato lavoro di studio e ricerca, con le Università, con i tecnici e tutti gli strumenti che arricchiscano la conoscenza, affinché qualsiasi scelta sia non solo condivisa ma anche accreditata.
Pensare che a Montalcino si sia già “studiato tutto” e che non ci sia bisogno di “complicare le cose” sarebbe avventato: si pensi che non c’è una mappa geologica aggiornata della zona, anche perché la Val d’Orcia è stata al riparo dalle grandi Compagnie petrolifere, spesso le uniche fonti scientifiche per mappe geologiche accurate.
Ma questa è una storia toscana che appassiona anche perché ancora una volta sembra di avvertire il profumo delle storiche contrapposizioni medioevali. Tempo addietro si pose la questione del “brunellino”, ora posata, ovvero della possibilità/opportunità di una modifica al Disciplinare del Rosso per “meglio definirlo”. Prevalsero le ragioni della conservazione e della tradizione.
Ma a Montalcino spesso è così; in questa parte di Toscana non sono certo smarriti i tempi antecedenti le Signorie. E’ facile che si torni a Montaperti, “chi in bianco chi in nero”; è ricorrente pensare a Dante:

«L’uno al pubblico segno i gigli gialli
oppone, e l’altro appropria quello a parte,
sì ch’è forte a veder chi più si falli.
Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
sott’altro segno; ché mal segue quello
sempre chi la giustizia e lui diparte;
e non l’abbatta esto Carlo novello
coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
ch’a più alto leon trasser lo vello».
(Divina Commedia, canto VI del Paradiso, 100-108).

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Tutto è pronto nella Sala Michelangelo; il Col d’Orcia gira sensuale nel calice, mentre il campo lungo rivela il Cupolone: adesso tutto è la vera Grande Bellezza.
Il sommelier prepara la verticale celebrativa del cinquantennio mentre chi scrive non può far a meno di notare ancora una volta la cura con la quale è stato preparato tutto, a partire dalla scelta di far guidare Paolo Lauciani, l’esperto giusto per questa occasione, per la sua profonda conoscenza del Brunello ma anche perché è promessa di qualità. Professore di lettere classiche e dottore di ricerca in filologia greca e latina, prima ancora che volto noto del settore. Alza il calice e al primo naso è già magìa; quel calice diventa bacchetta e Lauciani è il direttore d’orchestra perfetto per questa sinfonia del cinquantennio.

Rosso 2013, Brunello 2010 e 2006, Riserva Poggio al Vento 2007, 2004, 2001 e 1995. La degustazione tecnica ci parla di profumi ricorrenti, sia nelle annate sia nelle Riserve e di eleganti trasparenze fino agli anni novanta, col rubino che volge nei decenni al caratteristico granata con riflessi e sentori d’arancio. Al naso sempre presenti sottobosco, macchia mediterranea, frutto rosso e nero, erbe aromatiche. Anche in bocca l’annata è determinante ma con Col d’Orcia, e Poggio al Vento in particolare, viene da dire “Così deve essere!”. Ogni annata si presenta con la sua personalità ma i finali sono sempre appaganti, con la firma minerale, piacevolmente sapida.

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C’è emozione nell’aria per l’ospite d’onore di questa verticale: la Riserva 1965.
Per questa esperienza ho voluto cambiare canone, “posare la conoscenza” e farmi guidare dall’emozione di una bottiglia che c’era pr1ma di me. Potrei raccontare del suo granato, del suo corpo… ma in verità ho chiuso gli occhi e ho pensato: 1965…..

Nel 1965 Lucio Fontana invitava nel suo studio milanese Harry Shunk, autore di alcune fra le più importanti fotografie del dopoguerra artistico. Shunk realizzò il celebre servizio fotografico seguendo Fontana durante la realizzazione del Concetto Spaziale.

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Nel 1965 Pasolini intervistava Moravia, i miei genitori si dovevano ancora conoscere.
Alla radio suonavano “Il Mondo” di Jimmy Fontana, Ennio Morricone componeva “Per un pugno di dollari”.
E poi gli anni settanta, quel grigio ma anche quel rosso che scorreva. Io dalle suore.
I favolosi anni ottanta, quando c’era tanta sete da bere città intere; quando “Italia” era sinonimo di orgoglio e prestigio, di campioni del mondo, di Pertini che strilla Zoff con l’asso di coppe. Io cercavo in Aristotele le risposte, anche se mi portavo sempre Greco a Settembre.

La mia Riserva 1965 Col d’Orcia mi ha conquistato, mi fa sentire al Baccanale, sono partecipe di un rito pagano, millenario.
Tengo gli occhi chiusi e penso che questa Riserva è rimasta a dormire anche con Craxi e Di Pietro; ha visto tutto, da Berlusconi a Berlusconi e oggi è qui, da me, per me.
Alla fine non ho capito tecnicamente questo Brunello unico, non sono riuscito a preferire la ricerca nel calice a quella in me stesso.
Alla fine ho fatto un viaggio straordinario, dentro la storia di questa Riserva che mi ha aspettato da prima che nascessi.
E proprio non saprei cos’altro si può chiedere ad un vino. (http://www.italiatv.it/)

ITALIA TV – VAL DI SUGA “Il Brunello uno e trino”

italiatv.it (di Dario Pettinelli) – Risalendo la Strada provinciale del Brunello c’è un piccolo lago proprio davanti ai cipressi di Tenimenti Angelini. Qui c’è la cantina Val di Suga, il produttore del “Vigna del Lago”, di “Vigna Spuntali” e del “Poggio al Granchio”. Se a Montalcino il Brunello è sacro, qui è addirittura uno e trino.
L’utilizzo di uve provenienti dalle tre zone, molto diverse tra loro permette a Val di Suga di rilasciare vini equilibrati ed armoniosi, molto bilanciati, e più protetti dagli sbalzi delle annate.
La trinità è il destino di questo gruppo, che oltre al Brunello a Montalcino produce le altre due grandi denominazioni toscane, il Chianti Classico San Leonino a Castellina e un pregevole Nobile a Montepulciano, il Tre Rose; e ancora il numero tre ce ritorna…
Tre come il triangolo degli Angelini, che poi rivoltato nel logo aziendale genera la V di Val di Suga.
Sfidiamo la cabala e ne parliamo con David Landini, enologo ed agronomo, DNA toscano, cultura e formazione internazionale, prima in Marchesi de Frescobaldi, poi da Marchesi Antinori e oggi a capo di Val di Suga.

ITALIA TV. Carni e salumi della Val d’Orcia. Intervista a Carlo Pieri

italiatv.it – Intervista a Carlo Pieri, Poggio Stenti, Val d’Orcia. (di Dario Pettinelli)

(www.italiatv.it)

“Il Palio del Brunello”

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Le Anterpime Toscane dei Grandi Rossi a Montalcino. – italiatv.it – (di Dario Pettinelli) Siena e la Val d’Orcia rapiscono ogni volta come fosse la pr1ma. Qui Tradizione ed Identità sono temi intrecciati da secoli, con simboli ed icone quantomai vivi e protetti con cura. Come il Palio e il Brunello, che la terza settimana di Febbraio sembrano scambiarsi complici ammiccamenti.

La presentazione a Montalcino della nuova annata del Brunello è diventata evento cardinale del Made in Italy e non solo per l’importanza di questo vino. Incontrare il Brunello qui è emozionante, perchè anche il dettaglio organizzativo diventa rito; come per il Palio.

Sono concentriche le tre zone dove si celebra il Benvenuto, questo ideale “Palio del Brunello”: il rinascente Complesso di S.Agostino, il Chiostro riservato ai giornalisti e il “Campo del calice”, dove va in scena la corsa del Palio. Ai canapi i produttori allineati in perfetto ordine nel corridoio dell’ammezzato del Chiostro, spalla a spalla condividono gioie e ansie. I loro cavalli, questi magnifici Brunello 2010, sono in grande spolvero.

“L’annata è memorabile”, come annuncia il Presidente Bindocci giustamente molto orgoglioso soprattutto dell’ottimo lavoro del Consorzio. Organizzazione perfetta, condizioni di degustazione ideali, abbondante luce naturale dall’alto su tovaglie bianchissime, assenza di rumori molesti e di odori ambientali. Impeccabili come sempre i sommelier.

Come per il Palio di Siena anche per il Benvenuto a Montalcino il rituale inizia già dalla sera prima, quando, reduce da una Montepulciano incantata la stampa specializzata arriva nelle terre del Brunello. Quest’anno, complice una settimana meteorologica perfetta, è stato il cielo stellato sulla Val d’Orcia la cornice da sogno per le cene private.

Tutto è pronto: il Palio del Brunello può iniziare.
Le aspettative già alte sono quasi sempre superate. “Un’annata straordinaria”, come ebbe a dire il Maestro Franco Biondi Santi. Stagione fortunata, con precipitazioni regolari e al momento giusto. Pressochè tutti i produttori rilasciano quest’anno il loro miglior vino del decennio.

Mi faccio Mossiere con la mia sommelier e apriamo con Barbi, perchè la notizia della riapertura della Taverna mi ha stampato il primo sorriso all’arrivo in città. La Taverna dei Barbi è bellissima, è tutto pronto, e per gli enoturisti mancare questa esperienza sarebbe un peccato. Il loro Brunello classico è elegante, mantiene la promessa del mito. Fin dal naso reclama i grandi piatti della cucina montalcinese, magari interpretati alla lettera dal “Una gentildonna ai fornelli” (Ed. Cantagalli), la raccolta delle ricette e dei segreti del “mangiar toscano di Montalcino” (perchè “le sottigliezze fanno la differenza”) curata dalla signora Colombini Cinelli e che ho avuto il privilegio di ricevere dal Capitano dei Barbi, suo figlio Stefano.

Quindi Banfi, Poggio alle Mura: bello, giusto, impeccabile. Ma giù per la discesa verso S.Angelo Scalo ci sono anche Campogiovanni e soprattutto Col d’Orcia. La stella del Presidente Cinzano giganteggia con pochi altri anche quest’anno. Con lui non si sbaglia mai: Brunello sempre garantito, Riserve da mani nei capelli, Col d’Orcia è come uno smoking: apre qualsiasi porta.

Poco distante risalendo più a nord verso S. Restituta va spezzata una lancia per Fattoi, ormai sinonimo di grande Brunello. Lamberto lo si incontra spesso con la terra in capo o con i calzoni impolverati. Le sue sono le “mani del made in Italy”, la conoscenza dei segreti della terra, delle argille. C’è cuore e passione e si sentono.

Si fanno notare Castiglion del Bosco, La Fornace, Fanti, Capanna, Canalicchio di Sopra, Argiano e naturalmente Talenti, che oltre all’ormai leggendario Rosso quest’anno presenta un Brunello ricchissimo al naso e con grande personalità in bocca.

Personalità e stile sono la cifra di un grande Brunello delle terre rosse, giù a Piancornello: Corte dei Venti. Uno dei campi più ventosi al mondo penso, di grande fascino. Arrivarci è già un’impresa e ciò rende ancora più esclusiva l’esperienza. Tutto giusto: colore, bouquet e corpo, profumi autentici e distintivi; affascinante la persistenza. La produttrice lavora bene: donna col cuore in mano mette passione in ogni dettaglio. Non lesina investimenti, non fa compromessi. Perchè in ogni Brunello c’è il carattere del viagnaiolo. Piccola magari, ma con la testa alta.

Val di Suga, il Brunello con gli occhi azzurri e Sesti, Uccelliera, Lisini, Le Potazzine e Il Marroneto esprimono eleganza e per questa si distinguono. Oltre che per il Vigna Spuntali in particolare, raccomando di andare a degustare il Val di Suga in cantina perchè con Davide come anfitrione il Brunello non avrà più segreti per voi.

Ci piace sia tornato Guido Martini, Musico. Brunello sulla buona strada, un’etichetta un pò Twilight, di grande fascino, da Guido Martini ci aspettiamo molto. Io ci punto.
Sanlorenzo, Poggio di Sotto e Le Chiuse alzano ancora l’asticella. Luciano Ciolfi, oltre che essere un bravissimo produttore è proprio quel che si dice una bella persona. Il suo Bramante naturalmente lo rispecchia: tradizione, energia, potenza controllata, grandi profumi.
Nel Poggio di Sotto c’è una potenza imperiosa, con tannini apparentemente non sempre domati ma che lanciano un orizzonte lontano: per niente al mondo mi farei scappare la Riserva l’anno prossimo. Prendere appunti.
Il Brunello della famiglia Magnelli-Valiani è il primo dei Brunelli a cui assegno il massimo punteggio. Il bio de Le Chiuse lo porti al naso e già da quel momento ti chiude gli occhi. In bocca sembra un bacio appassionato, quelli con la mano dietro la testa.

Non se l’abbia a male chi degli altri oltre cento produttori in presentazione qui non viene menzionato. Tutti i Brunello 2010 sono dei grandissimi vini e la Storia è già pronta a celebrarli. Il Benvenuto è solo la prima tappa del viaggio lungo un anno alla scoperta di uno dei tesori di Montalcino.
Resta il tempo per assistere allo sprint finale e vedere chi ha vinto il Palio del Brunello di quest’anno.

L’ultimo giro di Campo inizia a S. Angelo Scalo, dove incontro la mia personale maestra jedi, che mi spia Querce Bettina. Prima il Rosso in Osteria e poi il Brunello nell’ideale “Acropoli di Montalcino”, il complesso di S. Agostino come lo immaginano i promotori del progetto di recupero.
Roberto Moretti firma un Brunello fresco, distinto, con le promesse più interessanti dell’anno.

La corsa del Palio è all’ultima curva. La suspense è all’acme. Davanti a tutti restano tre cavalli, perfetti, massimo punteggio: Castello Romitorio Filo di Seta, il Brunello di un grande artista italiano di fama internazionale, sugli scudi fin dai tempi della “Transavanguardia”, Sandro Chia; ma un passo ancora più avanti c’è la regina, Donatella Cinelli Colombini. Brunello 2010 da appaluso a scena aperta. Non mancherà mai nella mia teca.

“Squillino le trombe, rullino i tamburi!”.
Tutti in piedi per La Cerbaiola dei Salvioni. Ci vorrebbero la scalinata di Trinità dei Monti, centro metri di petali di rose rosse e il Preludio della Traviata. Mi sono commosso. Completamente rapito, stregato; un colpo di fulmine. Non posso dire di più: ci vorrebbero parole che non ci sono.

Il Palio dl Brunello è celebrato.
L’attenzione torna alla notizia più importante di quest’anno: la rinascita del cuore di Montalcino.
L’avventura non finisce qui…
(Continua)

(https://italiatv.wordpress.com/)

50 sfumature di Nobile. Anteprima 2012 a Montepulciano

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italiatv.it – (di Dario Pettinelli) A cinquanta passi dal Museo delle Torture medievali, nel cinquantennale del Consorzio, cinquanta sfumature di Nobile, la prima Denominazione d’Origine Controllata e Garantita d’Italia. Questo il magico intreccio numerologico che lega una grande annata, il suo territorio e la sua storia. Perchè un calice di Nobile è un’esperienza complessa e generosa che risale al 790 d.C. con la donazione di un vigneto alla Chiesa, e che passa per il bottigliere di Papa Paolo III (Sante Lancerio) per poi arrivare ai giorni nostri annoverando le citazioni nel celebre ditirambo del Redi, “Bacco in Toscana” e nel “Candido” di Voltaire (“…maccheroni, pernici di Lombardia e vino di Montepulciano”).
Cinque le stelle per la produzione 2012; un’annata talmente buona che l’investimento di due milioni di Euro da parte della Banca di Credito Cooperativo di Montepulciano ne preannuncia il successo ancor prima di chi ne scrive. Durante l’Anteprima la Banca ha presentato un programma che prevede condizioni di credito assolutamente privilegiate alle settantacinque aziende produttrici. Questo è “fare sistema”, questa è la strategia di squadra che produce effetti immediati sul territorio, su l’intera comunità e sulla sua economia e che sostiene, “cash in hand”, i produttori.
Buona parte di loro quest’anno rilasciano opere d’arte enologica: Avignonesi, La Spinosa, Boscarelli, Poliziano naturalmente ma anche Il Molinaccio tra i meno noti. E poi Nottola, Ruffino e Salcheto.
Una scelta importante di molti produttori è quella del Sangiovese in purezza, del puro Prugnolo Gentile, come il “Simposio” della Tenuta Tre Rose (Tenimenti Angelini Bertani Domains). Vigne nella zona tradizionalmente più vocata di Montepuciano, filari che scivolano verso la Val di Chiana e il Lago Trasimeno. Ancora il numero cinquanta: tanti gli ettari destinati alla produzione di Nobile. Tre Rose è il marchio a Montepulciano di un grande Gruppo che si distingue con l’amore per la terra e per la raffinata strategia imprenditoriale.
Per il Nobile, come anche per il Brunello a Montalcino, il produttore ha il pregio del massimo rispetto del terroir, un vero amore che viene coltivato con l’utilizzo delle moderne tecnolgie per rituali antichi in botti grandi di rovere e barriques di secondo passaggio. Si pensi che a Montalcino espongono negli uffici le carote del terreno delle loro vigne: argille e galestro sotto vetro che comunicano efficacemente l’amore e la gratitudine per la terra.
La produzione in diverse zone invece, è la chiave strategica che consente bilanciamenti in caso di eventi metereologici straordinari in certe zone ma non in altre, ventilazioni generose su un versante e magari meno su di un altro, e così via. Il produttore è in grado di garantire sempre un vino costante e mantenere sempre la promessa del brand. Rubino, ricco, largo con note rosse; il “Simposio” si fa ricordare.
Il 10% di Canaiolo Nero dona invece al Nobile di Dei un carattere distintivo. Asciutto, molto persistente, profumi di prugna e frutta matura con tannini magistralmente domati. Consigliato.

Cinquant’anni e nove presidenti hanno dato molto al Nobile. La cura sempre crescente, la passione nell’organizzazione anche dei più piccoli dettagli fanno del Consorzio del Nobile una realtà di pregio non solo per la Toscana ma soprattutto per l’Italia nel mondo.
Nobile, ich liebe dich!
Il Nobile è il “grande rosso” preferito dai cugini tedeschi, forse proprio perchè in Germania c’è la maggiore concentrazione di connazionali. Fa piacere pensare che la Signora Merkel, nota estimatrice ed ospite fissa del Belpaese, pasteggi col vino di Montepulciano decidendo le sorti della madre Grecia proprio con un calice di Nobile…
In Italia resta solo il 20% della produzione totale di Nobile: questi sono numeri, carta canta. Quando “facciamo gli italiani” non c’è storia nel mondo: vinciamo noi. Sempre.
Il Nobile di Montepulciano è Montepulciano, la sa raccontare, la interpreta come nient’altro. Le ramerìe, i lastroni di pietra della Piazza Grande, il vento sferzante dei vicoli, il gatto bianco che salta tra i devanzali, il mandarino che incontra la fronte girando l’angolo e sempre il guardo mozzafiato, lungo…, che par disegnato. Valli incantate che vanno rimirate meditando, magari dalla passeggiata panoramica del centro; con un calice di Nobile, of course.
(http://www.italiatv.it)

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