ITALIA TV

Mani e menti del Made in Italy per lo sviluppo economico

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ITALIA TV. Investire in Iran. Incontro a Roma tra aziende italiane e iraniane.

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italiatv.it – Con lo storico accordo di Vienna del 14 luglio 2015 l’Iran si rilancia sullo scenario internazionale come partner commerciale per i Paesi occidentali. Con l’accordo vengono eliminate progressivamente le sanzioni economiche imposte negli ultimi anni e l’Iran accetta di limitare il suo programma nucleare permettendo controlli periodici dell’ONU alle installazioni nucleari.

Una straordinaria opportunità per molte aziende occidentali di fare affari: l’economia interna è in crescita, il mercato è grande e ricco, le infrastrutture ci sono, tecnologia ed informatica sono ad alti livelli, il Governo ricerca investimenti e know-how stranieri e forse ancor più importante gli iraniani sognano ed apprezzano da sempre il made in Italy.

Italia e Iran hanno una storia di ottime relazioni commerciali; energia ed infrastrutture in primis, ma non solo. E’ in questo quadro che lo scorso 25 novembre lo “Studio Ughi e Nunziante” ha organizzato un business dinner nella Pinacoteca del Tesoriere di Palazzo Patrizi a Roma con aziende italiane e iraniane. Per poter cogliere questa grande opportunità di sviluppo è necessario conoscere bene le specificità socio-culturali e aggiornare la scheda-Paese. Lo Studio Ughi e Nunziante in questo è un interlocutore preferenziale, soprattutto nel Banking and Finance, Capital Markets, Corporate, Contratti e Tax.

Quello a Palazzo Patrizi è stato un momento importante, perchè ha permesso alle aziende italiane ed iraniane presenti di stringersi la mano, presentarsi e stabilire un primo contatto. Energia, costruzioni, trasporti, tecnologia, ma anche food. I produttori bio di Montalcino hanno inviato un messaggio di augurio e l’invito a scoprire la città toscana celebre per il Brunello anche per altre sue eccellenze: paesaggio, olio e miele in testa.

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ITALIA TV. La “meglio gioventù” di Montalcino

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italiatv.it – Nel Novecento il mix di crescita demografica mondiale e sviluppo delle tecnologie ha cambiato come mai prima il rapporto fra uomo e natura. Nuovi bisogni, soprattutto energetici, hanno scatenato nell’uomo moderno l’ancestrale istinto predatorio, spingendolo a rapportarsi alla natura con sempre meno rispetto, considerando l’ambiente come una sorta di dispensa dalla quale approvvigionarsi avidamente. I cambiamenti climatici sono solo una delle conseguenze più visibili.
Oggi l’Umanità concorda sull’urgenza di ristabilire un rapporto diverso con l’ambiente per tornare ad avere la natura come madre e non matrigna; subito perché ciò che solo qualche decennio fa poteva sembrare una bizzarria apocalittica da complottisti, oggi è realtà.
 
Per ritrovare equilibrio ed armonia serve conoscenza. Senza di questa la diversità è sempre stata considerata una minaccia e non un’opportunità. La conoscenza è la condicio sine qua non è possibile raggiungere l’obiettivo: l’armonia della e nella diversità.
Se ne è parlato venerdì scorso (11/3/16 n.d.r.) nell’Agorà della Val d’Orcia, il Chiostro di S.Agostino a Montalcino in un Convegno organizzato dal Comune, dalla Scuola Permanente dell’Abitare e dal Comitato Promotore per Montalcino Bio.
 
Il terreno come primo patrimonio delle aziende; la conoscenza di suolo e vigneto attraverso la sperimentazione e la misurazione; la valorizzazione delle bio-diversità; bio-ecologia e tutela ambientale nei territori vinicoli; la gestione biologica del vigneto e le strategie di controllo e contenimento delle patologie della vite; questi alcuni degli argomenti-guida del Convegno.
 
L’approccio biologico è sempre più non solo una conquista culturale, ma anche volano benefico per tutti i segmenti socio-economici di un territorio. Un ambiente migliore equivale ad un valore superiore, dove valore è sia da intendersi in chiave economica ma ancora più importante come maggiore qualità della vita. Fondamentale per lo scopo è una visione globale, a tutto tondo, che coinvolga tutte le attività di una comunità. Per questo motivo, Montalcino Bio organizza per il 22 aprile prossimo un nuovo Convegno, questa volta dedicato all’edilizia sostenibile. La Scuola Permanente dell’Abitare e il Comune di Montalcino saranno ancora una volta al fianco di questi sognatori.
 
Non stupisce che i promotori di Montalcino Bio siano in grandissima parte la “meglio gioventù” del luogo; giovani imprenditori attenti e rigorosi perché ben consapevoli di giocarsi il futuro proprio e dei loro figli. E’ nell’energia di questa “meglio gioventù” che Montalcino coltiva i suoi sogni.
(Dario Pettinelli – direzione@italiatv.it)
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ITALIA TV. Un’elegante e fascinosa signora di 50 anni: il Nobile e Montepulciano tra storia, mito e futuro

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di Dario Pettinelli (direzione@italiatv.it) – Nobili erano i suoi più antichi produttori. Nobili erano coloro che ne lasciarono le più antiche testimonianze. Oggi lo producono circa 200 aziende nel territorio di Montepulciano e in 70 lo imbottigliano. I numeri ci dicono che è una delle eccellenze italiane meno godute in Italia, dagli italiani. L’80% del Nobile va all’estero, di una produzione di 10 milioni di bottiglie. Per capire il grande lavoro fatto in questi 50 anni di denominazione basti pensare che negli anni ’60 le bottiglie di Nobile ogni anno erano solo 600 mila. Oltre alla nuova sede in quest’anno miliare anche il restyling al marchio. Intervento opportuno e coronato da successo: il nuovo simbolo è piaciuto, è rispettoso della tradizione e vestito di contemporaneità.

Montepulciano gode di rinnovata attenzione sia da parte di investitori internazionali, comprensibilmente interessati a cercare la proprietà di aziende decisamente più note da loro all’estero che dal grande pubblico italiano, sia del Credito locale. L’investimento di 5 milioni di Euro da parte del Credito Cooperativo di Montepulciano è un segnale concreto;
soldi freschi per agricoltura e turismo. Eccellente il lavoro consortile anche in questo; oltre alla crescita della denominazione ha il merito di aver reso “sexy”, come dicono gli amici americani, un territorio e la sua principale espressione.

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Vino ma anche turismo. A Montepulciano crescono il numero delle strutture ricettive e più in generale i programmi di sviluppo del turismo; un vento nuovo che soffia già con Montalcino Bio in Val d’Orcia, ovvero valorizzare il territorio e i suoi prodotti partendo dal vino ma abbracciando tutte le attività in un circolo virtuoso che va dall’approccio rispettoso verso l’ambiente all’eco-sostenibilità, dall’inclusione per “essere squadra” al sostegno della cultura locale, per una crescita armonica e proficua di tutta la comunità.

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Il rapporto con Storia e Cultura qui ha pochi rivali. Dell’arte di fare vino a Montepulciano se ne ha notizia fin dagli Etruschi e se ne inizia a parlare da una pergamena datata 714 d.C. dove il monte viene citato come “Castrum Politianum”. Dal 770 in poi Montepulciano viene descritta come una comunità indipendente e pacifica, basata sulla coltivazione dei cereali, delle vigne e dello zafferano. Nelle sue note, il Cantiniere di Papa Paolo III Farnese Sante Lancerio riferisce che sulla via Francigena Montepulciano era una tappa “con buoni vini” (1536).
Carlo Salustri meglio noto come Trilussa era appassionato del vino di Montepulciano e Primo Tiradritti ne ricorda un aneddoto quando il poeta arrivò con carrozza e vetturino a chiedere informazioni su quale fosse la zona col miglior vino, per acquistarne damigiane da portare a Roma.
Luigi Veronelli nella celebre Guida del 1970 ricorda che anche il medico personale di Papa Sisto V elogia le virtù del vino di Montepulciano e ricorda che l’ultimo verso del celebre sonetto del Redi è “Montepulciano, d’ogni vino è il Re”.
La prima fascetta DOCG d’Italia fu per un Nobile di Montepulciano.

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Il Nobile, a differenza dei fratelli Chianti Classico e Brunello di Montalcino, è l’unico dei tre grandi rossi toscani ad avere dalla sua l’omogeneità del suolo e del clima. L’annata 2015 sarà ricordata tra le più importanti per la grande piovosità invernale e per i temporali estivi che hanno impedito la disidratazione verificatasi in altre annate meno fortunate come la 2003 o la stessa 2011, con dei mesi di Luglio eccezionalmente caldi e asciutti. Anche la temperatura non ha mai sforato i 33 gradi di giorno e i 18-20 la notte. Sono state condizioni memorabili per la natura di questo Sangiovese (Prugnolo Gentile) che richiede una maturazione lenta e progressiva.

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Con cosa “è fatto” il Nobile?
L’articolo 2 del Disciplinare di Produzione recita: “Il vino Nobile di Montepulciano deve
essere ottenuto dalle uve provenienti dai vitigni presenti nelle seguenti proporzioni: Prugnolo Gentile dal 50 al 70%; Canaiolo Nero dal 10 al 20%; Malvasia del Chianti e Trebbiano Toscano dal 10 al 20%. Possono concorre alla produzione anche le uve provenienti dal vitigno pulcinculo (Grechetto Bianco) e Mammolo presenti nei vigneti nella misura massima del 5% del totale delle viti”.

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In conferenza stampa durante l’Anteprima di quest’anno s’è detto che “Montepulciano ha tirato fuori le unghie”; si, il concetto si può intuire, ma è un’immagine forte per un vino così elegante e muliebre. Certamente il riferimento è al grifo ma anche questo nuovo marchio posa i ruggiti ed incontra l’autorevolezza con sinuosità, trasmettendo una rinnovata regale e femminea sovranità.

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Il Nobile è un vino affascinante. Profuma di faticose salite dalle Porte a valle fino in Fortezza; conserva i silenzi ventosi dei vicoli; rimbomba delle grida del Bravio delle Botti. E’ vestito del rosso delle unghie delle donne contemporanee. Un calice di Nobile è evocare il magnifico film con Diane Lane, “Sotto il sole della Toscana” girato nella DOC confinante. E’ immaginare la villetta “Bramasole” e tutta la magia che questa campagna sa creare.
E’ faticoso arrivare fin su in piazza Grande, ma poi c’è il premio.

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Il Nobile è come una donna preziosa che per essere conquistata e
abbandonarsi richiede tempo, pazienza, attenzioni ed eleganza d’animo. (DP)

ITALIA TV. “Montalcino Bio” è.

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(Foto di Marcella Marone Pittaluga)

 

italiatv.it – di Dario Pettinelli) La costituzione del Comitato promotore per il distretto biologico di Montalcino prefigura scenari nuovi per la terra del Brunello, un futuro moderno ed in completa sintonia con la vocazione naturale della Val d’Orcia.
Prima delle firme, raccolte nei locali austeri della Fortezza qualche giorno fa alla presenza del Notaio Coppini, il patron di Col d’Orcia Francesco Marone Cinzano ha riassunto la visione che condivide già con il 20% dei produttori vinicoli e con una parte significativa del tessuto socio-economico della zona: “Montalcino Bio è una visione, e oggi è la posa della prima pietra. E’ una visione di futuro che parte dalla grande ricchezza di questa terra e dalla consapevolezza che un giorno dovremo restituire il mondo che abbiamo preso in prestito ai nostri figli. Questa è una Montalcino oltre il Brunello, perché c’è tanto altro oltre”.

L’obiettivo dei promotori è la realizzazione del biodistretto, un’area virtuosa nella quale lo sviluppo economico e sociale del territorio sia rispettoso della biodiversità che caratterizza la ricchezza di Montalcino.
Oltre il vino, il miele, eccellenza della zona, così come l’olio e tutta la produzione agricola, fino agli allevamenti. I promotori muovono con una visione a tutto tondo che possa divenire “sistema”, un sistema ecosostenibile.
Marone Cinzano: “Tra i primi firmatari ci sono professionisti, commercianti, c’è la Montalcino operosa che crede nella riscoperta e nella valorizzazione di un “noi comunitario”; il luogo di questo noi è un paesaggio fatto di colori, vitato solo per il 15% in un contesto ambientale con grandi boschi e vallate patrimonio dell’Umanità. Montalcino Bio sarà motore per uno sviluppo turistico di qualità, dove in armonia con la Natura si possa riscoprire il valore della semplicità e del tempo”.

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(Foto di Marcella Marone Pittaluga)

Significativa e con valore simbolico la scelta del Comitato di fissare nel Complesso di S. Agostino la sua sede. Il progetto di recupero del Complesso, coordinato dall’arch. Milesi, era partito con il preciso obiettivo di recuperare non solo muri ed opere del Trecento ma anche la cultura che pulsava all’interno, una cultura urbana basata sull’interscambio tra quello che si produceva dentro e fuori.
E’ quindi col suo grande passato e con la consapevolezza del valore della sua unicità che Montalcino progetta il futuro bio. (www.italiatv.it)

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