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ITALIA TV. Sideways, alla scoperta del Brunello 2009. Wine-tour da nord a sud

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(di Dario Pettinelli) italiatv.it – Montalcino. Tre giorni di sole col profumo di primavera il terzo fine settimana di Febbraio; il Brunello 2009 parte col favore del cielo. 127 produttori in presentazione, la buona parte con tre frecce all’arco: il Rosso, il Brunello e la Riserva. Per il Brunello 2009 quattro stelle. I numeri del Consorzio confermano l’ottimo stato di salute dell’export che arriva al 67% del totale. Il fatturato delle aziende di Montalcino è di 165 milioni/anno, con quasi 13 milioni di bottiglie. Gli States stabilmente primo importatore. +5% anche per il settore enoturistico.

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Quando il Benvenuto Brunello gode del favore meteorologico, girare tra colli e valli per le visite in azienda diventa un pò come seguire le orme di Paul Giamatti, il Miles di “Sideways, in viaggio con Jack”. E allora saliamo a bordo di un’ideale Bugatti e scopriamo questa annata 2009 con un primo wine-tour, arrivando da San Quirico, dopo aver attraversato Montepulciano prima e Pienza poi. Attraversando la Val d’Orcia si costeggiano le locations dei film; vallate, colli e cipressi regalano la sensazione di entrare in un dipinto. Questa è la Toscana che tutto il mondo sogna. Viene naturale rallentare l’andatura per gustare meglio il paesaggio e fa piacere pensare che ricchi, potenti e famosi del mondo per stare qui sono disposti a pagare cifre che lasciano i più in apnea. Ci ricorda il privilegio di poter frequentare agevolmente questo luogo, di farne parte.

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La vocazione enogastronomica e la ricchezza culturale completano quella formula vincente che con grande intuizione colse Donatella Cinelli Colombini fin dal 1993, quando con “Cantine Aperte” e il Movimento del turismo del vino iscrisse il suo nome come madre dell’enoturismo, consuetudine oggi praticata da oltre tre milioni di appassionati. E’ suo il primo Brunello da segnalare arrivando da nord. Il Prime Donne si presenta brillante nel calice, in bocca passa con eleganza ed equilibrio. Un finale lungo, caratterizzato dai frutti rossi. La vendemmia 2009 è anche la prima per la Tinaia del Vento, così chiamata perchè aperta sui quattro lati e così in grado di ossigenare naturalmente il mosto. Qui si definisce la maturità aromatica del Sangiovese Grosso. Un Brunello questo fatto da sole donne e con lieviti autoctoni: due ceppi selezionati con Oliver Ogar. 56.000 i Brunelli, 26.000 i Rossi imbottigliati. Immagine riconoscibile, tradizionalmente inclinato il logo con la colomba che, ormai pronta, lascia lo scudo delle origini per il volo libero.

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Belli e con vocazioni e dimensioni diverse due dirimpettai: Le Chiuse e Val di Suga. Il primo, biologico, è l’ultimo nato a “casa Valiani” dove negli ultimi anni piovono meritatissimi premi e riconoscimenti. Una giornata da incorniciare è stata l’ultima Benfinita a Le Chiuse, quando oltre a celebrare la vendemmia 2013 appena terminata si è brindato ai “tre bicchieri”. Nelle Benfinite precedenti una delle immagini più divertenti che conservo di Montalcino è quella di Niccolò alla guida della mehari sgangherata, auto ufficiale delle vigne accanto alla piscina, che scarrozza i bambini su e giù per i filari: una vera avventura per mia figlia.

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Il Brunello Le Chiuse trasmette fin dalla bottiglia lo stile tradizionale ed artigianale che è la cifra di questa famiglia. Rubino con riflessi granato nel calice; mirtilli e viola la firma. Intenso e persistente desidera selvaggina e arrosti. Produzione annua: 20.000 Brunelli, 10.000 Rossi.

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Dall’altra parte della strada c’è una delle vigne Val di Suga. L’azienda ha filari in diverse zone di Montalcino e su versanti differenti. Ciò permette a Tenimenti Angelini di rilasciare vini molto equilibrati e armoniosi. Produce 150.000 Brunelli e 60.000 Rossi ogni anno.

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Questo tratto di strada del nostro wine-tour lo facciamo con Andrea Gori, che sale idealmente a bordo e così ottimamente sintetizza su Intravino i Brunelli di Tenimenti Angelini: “Val di Suga Vigneto Spuntali (da riserva diventa annata): sensazioni marine e mediterranee bocca saporita di lamponi e fragole in confettura, finale appuntito. 90 – Val di Suga Vigna del Lago: la vigna più giovane e sbarazzina sorprende con oliva e prugna, mora di gelso, bocca incalzante finale un poco caldo. 87 – Val di Suga Poggio al Granchio: speziato fine e lacustre, mela e arancio rosso, finale non lunghissimo ma piacevole. 86”.

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Salutata Gaia Capitani andiamo da uno del “club degli ex presidenti”… L’azienda Capanna è proprietà della famiglia Cencioni dal 1957. Patrizio lo conobbi in un momento difficile per Montalcino e serbo sempre caro il privilegio di essere stato l’unico a raccogliere la sola video intervista che lui, il qualità di presidente del Consorzio, rilasciò.

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Capanna viene ancora oggi condotta a livello esclusivamente familiare. I 20 ettari di vigneti sono stati impiantati nelle zone considerate tra le migliori in assoluto del territorio del Brunello. La vendemmia è effettuata solo manualmente. Botti di rovere di Slavonia in una cantina col sapore di tradizione. Del Brunello Capanna non mi stancherò mai di ripetere quanto sempre sostenuto: è “il Brunello punto e basta”. L’appassionato consideri esaustiva questa definizione; indugiare sulle note organolettiche è assolutamente superfluo. Il dato sulla produzione sia di stimolo circa la selezione che si fa da Patrizio: 30.000 Brunello, 28.000 Rosso.

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Nel nostro ideale tour arriviamo al centro del paese. Mangiamo un filetto con Luciano Ciolfi che ci scorterà subito dopo tra i suoi filari, per il Brunello Bramante Sanlorenzo. Di Luciano mi piacerebbe non si parlasse più della migliore promessa di Montalcino. E’ una realtà; la promessa è stata mantenuta. Ormai lo conosciamo e seguiamo da anni, è giovane, va bene, ma non è più nella Primavera, è in prima squadra.

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Figlio e nipote d’arte ha dedicato al nonno Bramante il Brunello. Vigne alte, 500mt, esposizione sud-ovest. Luciano produce 10.000 Brunelli e 8.000 Rossi. Del Bramante sono un estimatore anche dell’etichetta: eleganza, stile.

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Chiediamo a Luciano di presentare il suo Bramante 2009 e dal sito risponde: “Bramante possiede una varietà di profumi e aromi di grande effetto dall’indissolubile connubio. Rosso granato cupo, generoso al naso ha profumi di fiori appassiti, spezie e frutta matura. L’impatto gustativo è subito di estrema piacevolezza con una buona struttura e tannini di esemplare estrazione. Lungo il finale. Si sposa molto bene con selvaggina fiorentina, tagliata di manzo, pecorino stagionato”. Non avrei potuto desiderare di meglio.

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E’ tempo di una pausa e dirigiamo convintamente verso Matteo Benvenuti che ci attende al Quercecchio, dove si fa un Brunello con l’X-factor. Matteo gestisce un porto sicuro; l’azienda estende le sue attività all’ospitalità ed è meta preferita dai nord-europei.  La struttura è di rilievo; valenza storica oggettiva, finiture di pregio e tutto quel che si immagina ci debba essere in una proprietà in mezzo alle colline toscane alla quale si accede col famoso viale sterrato di cipressi altissimi e perfetti. Piscina “tutto sole”, dall’alba al tramonto.

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Intrigante il Brunello 2009: rubino, generoso e largo, sentore di vaniglia. Quercecchio 2009 è un Brunello con i muscoli e lo consiglio con piatti molto saporiti. Da Matteo si producono 40.000 Brunelli ogni anno e 15.000 Rossi. L’azienda ha un bel feeling con la Danimarca. Il Chiostro col pozzo è uno spettacolo.

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Ringraziato Matteo per il pit-stop il nostro wine-tour alla scoperta del Brunello 2009 riprende da Lamberto Fattoi. Ricordo un freddissimo Benvenuto Brunello di anni fa, si faceva ancora in Fortezza sotto la tensostruttura, quando rimasi colpito per la prima volta dal Brunello Fattoi. In verità era una Riserva che il mio operatore “siculamente” mi spiava; ebbene mi diede lo stimolo di andare a sentire gli altri prodotti dell’azienda. Chi scrive, com’è noto non ama le degustazioni “a pacchi da cento al giorno”; va da se che con più di duecento produttori e tre prodotti spesso ciascuno, si devono fare per forza delle scelte su chi seguire. In breve scopro letteralmente il Brunello Fattoi mai prima segnalatomi. Ricordo che lasciai il calice al tavolo della sala stampa e andai nel salone dei produttori a vedere chi era questo vignaiolo. Prima impressione da dieci e lode: affabile, gentile, due occhi azzurri che ci vorrebbe il porto d’armi.

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Lo intervistai e fui invitato in primavera in azienda. Faceva caldo stavolta e mi accolse in canottiera su un quad infangato, abbronzato come un animatore da villaggio turistico; poi cenammo affettando salumi e formaggi toscani con la famiglia: straordinario. Oggi la cantina è appena ristrutturata e le Riserve restano ancora la punta di diamante, segno che la selezione di Lamberto è di grandissima cura. Producono 30.000 Brunelli e 20.000 Rossi, e solo quando è eccezionale 3.000 Riserve. Sull’etichetta si può fare di più.

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Il tratto è breve e non c’è bisogno del navigatore: a due passi dal borgo medioevale di S.Angelo, davanti al fiume Orcia adesso siamo arrivati da Riccardo Talenti, “the person” dietro e davanti l’azienda di famiglia. In verità c’è da dire che Riccardo riprende la tradizione del nonno, non del babbo. Riccardo da piccino giocava a nascondino tra le botti in cantina e oggi è padre non solo nella vita ma anche in azienda. Segue personalmente tutte le fasi; è direttore, agronomo ed enologo. Quando attacca le etichette su questi vini ci mette proprio la faccia. Talenti è molto orientato all’export: l’80% dei suoi vini va all’estero, il 15% negli Stati Uniti. Produce 37.000 Brunelli e 26.000 bottiglie del celeberrimo Rosso.

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E allora chiediamo al nostro compagno di viaggio di questa tappa, Eric Guido from New York City, di descriverci come un american lover del Brunello degusta il Talenti 2009: “Naso invitante, frutta, bacca rossa, sottobosco, muschio e un pizzico di zucchero di canna. Al palato ciliegia matura e spezie con toni floreali interiori; corposo lascia un’impressione elegante. Il finale è lungo con aromi intensi e frutti rossi. Un Brunello lucido e soddisfacente, veramente buono”. Bravo Riccardo.

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Il nostro wine-tour alla scoperta del Brunello 2009 adesso attraversa le “terre rosse”; siamo a Piancornello, tra S. Angelo e Castelnuovo, altitudine media 300mt. Quando si passa da qui il giro a Montalcino sembra un viaggio del Signore degli Anelli. Novello Frodo attraverso vallate, paesaggi sempre diversi, costeggio fiumi e risalgo colli. Ogni tappa riserva sorprese, piacevolissime nel mio caso. Qui a sud-ovest per molti è la zona più vocata al Brunello: generose esposizioni solari, terreno ricco di minerali e argille calcaree.

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Siamo prossimi al margine sud del territorio del Brunello e c’è sempre vento. E’ un valore questo del vento per la maturazione delle uve. Mai più calzante il bellissimo nome dell’azienda di Clara Monaci e Maurizio Machetti: Corte dei Venti. Il senso del bello si ritrova anche nell’etichetta. Il Quattroventi è un Brunello molto intenso; la dura selezione in cantina paga. I 14,5 gradi si avvertono fin dal naso. E poi tabacco e spezie, frutta rossa e note anche più dolci. In bocca arriva a gomiti larghi, richiede spazio. Persistente, resta a lungo e soprattutto mantiene “le promesse del Brunello”: tradizione, passione, grandezza, identità.

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C’è del mistico in questo continuo tornare del numero 4 qui. L’azienda è piccola ma con un cuore grande: Maurizio e Clara (nipote Pieri) sono persone rare. Dietro una grande donna c’è un grande uomo: la cura che Maurizio mette nella gestione del quotidiano consente a Clara i fuochi d’artificio della quale è capace. Ancora una volta torna il quattro: Clara, “la” persona di questo Brunello è donna, madre, moglie e vignaiola. “Quattro venti” che animano una persona dal sorriso che sa emozionare.

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Il primo giro dei produttori alla scoperta del Brunello 2009 volge al termine. Il Benvenuto Brunello a Montalcino a mio parere va interpretato come la prima occasione per scoprire la nuova annata, ma solo la prima. Il Brunello si concede pienamente in cantina, dal produttore, incrociando i calici con chi lo ha fatto. Serve tempo, mesi. La prossima volta toccherà alle aziende non ancora verificate e a chi ci inviterà per presentarci i suoi vini. Ma un bel viaggio richiede un gran finale.

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Prima di lasciare Montalcino da sud,  a 300mt di altitudine ci sono filari di ulivi piantati nel diciassettesimo secolo e che ancora in novembre consentono la produzione di un eccellente extra vergine. E’ una scelta quella di dedicare i riflettori del gran finale a Col d’Orcia. Dal 1973 queste terre sono di proprietà della famiglia Marone Cinzano; il conte Francesco ne è Presidente da ventidue anni. Col d’Orcia è la prima azienda ad aver aperto un punto di vendita diretta. La famiglia Marone Cinzano ha il grande merito storico di essere tra le prime in assoluto ad aver aperto Montalcino al mondo. Negli ultimi trenta anni la storia del Brunello è cresciuta moltissimo ed oggi Montalcino è nota come le grandi città italiane. Questo grazie al Brunello che si e saputo imporre; quel Brunello la buona parte delle volte era il Col d’Orcia. Ecco perchè serbiamo un posto d’onore.

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Ma Col d’Orcia non è solo storia; la “stella rossa” è anche un gran presente. 300.000 Brunelli, 250.000 Rossi, vendemmia manuale. La resa della vendemmia 2009 è stata di 50 quintali/ettaro: super selezione per un’annata fresca ed elegante, ma pur sempre con un tasso alcolico importante: 14,5. Sia al naso sia in bocca subito frutti di bosco; poi equilibrio generale, eleganza e persistenza con un finale decisamente speciale. Ci salutiamo con uno sguardo al futuro, di Col d’Orcia e di Montalcino. A partire dal 2010 l’azienda ha iniziato la conversione per ottenere la certificazione biologica e diventare la più grande azienda vinicola biologica di tutta la Toscana. Dall’Agosto del 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, e persino il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico. Meglio di così?!

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ITALIA TV. Montalcino. Quercecchio, ottima ospitalità e Brunello con l’X-factor

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italiatv.it – di Dario Pettinelli – Morbide curve e tornanti sinuosi tra i colli ilcinesi ed un intenso profumo di lavanda che accoglie gli avventori: questo il magnifico incipit di una bella storia, quella della tenuta dell’Antica Grancia di Quercecchio. Un viale di cipressi, olivi e filari carichi e ad un tratto lo sguardo rimbalza tra l’Amiata, la valle dell’Ombrone e i monti che dominano la Maremma.

A dirla tutta questa storia inizia ben prima dei tipici cipressi e della lavanda; inizia nel Quattrocento quando il maniero era un convento benedettino con un chiostro ancor oggi pregno del fascino antico. Dopo le recenti ristrutturazioni le stanze sono arredate col rispetto che si deve ad una storia importante, gli appartamenti sono molto spaziosi, i letti sono grandi e comodi. Le docce sono nuove, il flusso dell’acqua è potente e lo spettro termico è ben regolato. Disponibile la rete wifi, la tv digitale terrestre e il campo telefonico cellulare è forte. Il silenzio è rotto solo dagli uccellini, come nelle più classiche delle favole. La piscina ed il solarium completano il paesaggio unico di queste colline sognate in tutto il mondo. La superfice della tenuta è di 230 ettari, composta da boschi, pascoli, seminativi, oliveti e vigneti. L’attività aziendale è concentrata su due fronti principali: l’accoglienza e la produzione di vino e olio. Per l’olio dobbiamo rimandare le note degustative alla prossima volta, essendo stati al Quercecchio poco prima della vendemmia e la nuova produzione di olio è fissata per novembre.

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Per parlare dell’accoglienza è necessario introdurre la figura di Matteo Benvenuti. Sono ancora grato a Cecilia del Consorzio a Montalcino che, quando al Benvenuto Brunello di questo febbraio mi ha fatto cenare con Matteo che non conoscevo, mi ha stimolato a conoscere un produttore degno di attenzione.
Matteo è arrivato al Quercecchio per curare l’ospitalità. Maria Grazia Salvioni, la owner, ha pensato fosse il nipote Matteo la persona giusta per coordinare le attività dell’azienda. E’ un padrone di casa attento. Si percepisce subito la cura del dettaglio e ancor più importante la cordialità che non manca mai. Ho soggiornato in un appartamento con due camere, due bagni, salotto e cucina. Il rapporto qualità/prezzo è una delle note di merito: 50 euro per persona al giorno. La colazione non è servita ma negli appartamenti c’è un cesto con marmellate, crackers e cornetti confezionati. Il frigo c’è ma non minibar. Ho visitato altri appartamenti e ho notato sempre pulizia e ordine. Il parcheggio auto è ampio, vicino e gratuito. La struttura è a norma per l’accesso ai disabili. Oltre all’italiano, si parla inglese e francese. L’azienda è dotata di POS e può accogliere gruppi fino a 20 persone. Al Quercecchio si fa il Brunello; e il Rosso naturalmente. La produzione è limitata (circa 75mila bottiglie tra Rosso e Brunello) e la gran parte dei vini va in Danimarca e Canada. Le vigne si trovano sulla parte sud del territorio del comune di Montalcino ad un’altezza di 320 metri sul livello del mare. La proprietà dell’azienda agricola è compostae da15 ettari di vigneti, di cui la metà sono iscritti per la produzione di Brunello di Montalcino e per l’altra meta dedicati ai vini doc e igt della zona, e da 10 ettari di oliveti, con piante di diverse varietà: il leccino, l’Olivastro, il Moraiolo. Le vigne sono coltivate col cordone speronato.

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La degustazione del Rosso e del Brunello Quercecchio è stata condotta in interno, a Roma (non è stato possibile ne degustare ne videoregistrare in azienda), la temperatura ambientale di 21 gradi, con calici Bormioli. E’ stato stappato un Rosso 2011 e un Brunello 2007; il primo 30 minuti prima della degustazione, il Brunello 2 ore prima. Entrambi i vini sono stati lasciati respirare in bottiglia. L’accompagnamento gastronomico è stato con mortadella, pollo ruspante in padella con rosmarino appena colto e fagiolini corallo. Il Rosso è fresco, generoso, con piacevoli note fruttate, persistente. Si presenta rubino e vellutato nel calice. E’ l’introduzione ideale al vino migliore dell’azienda, il Brunello. Il Rosso infatti è ben fatto e se pecca in qualcosa è nell’essere solo un buon brunellino; antica questione tra i produttori e per il Consorzio questa. Ad ogni modo il Disciplinare parla chiaro e al Quercecchio non v’è ombra di dubbio circa l’uso del solo Sangiovese grosso del comune di Montalcino. Il Brunello mi ha convinto. Questa 2007 vale decisamente più dei 20 Euro che ci è costata. All’occhio risalta subito il tipico riflesso granato del Brunello e gli archetti sono fitti ed armoniosi. Al naso è molto largo, ampio e lungo nella sfumatura. In bocca è subito fascinoso, massiccio ma non violento. Dopo il primissimo impatto si avvertono note nuove, non comuni: un’idea affettuosa come di vaniglia che non leva niente al fascino ruspante di questo Brunello. Bello. Un Brunello con l’X-factor. “Ci avvaliamo del nostro cantiniere durante tutto l’anno – ci risponde Matteo Benvenuti alla domanda su chi è l’enologo del Quercecchio – il quale ha una conoscenza del vino immensa avendo lavorato per una grande azienda facendosi le ossa ed ora è tornato alle origini in quanto qui a Quercecchio ci è cresciuto e la sua famiglia vive e lavora ancora oggi in Azienda. Comunque dietro c’è un enologo che sta a Verona, capita circa 2/3 volte l’anno salvo richieste da parte nostra ed il suo nome è Armando Vesco”.

Purtroppo questa volta Matteo non è riuscito a superare la timidezza verso la telecamera, ma l’ho intervistato anche a Febbraio, al Benvenuto Brunello 2013 e questo è il link YouTube della sua unica intervista in video: http://youtu.be/D7Dl8zDy5lM

(https://italiatv.wordpress.com/)

ITALIA TV. Video. Benvenuto Brunello 2013. Az. Quercecchio (Matteo Benvenuti)

di Dario Pettinelli (direzione@italiatv.it) – http://www.italiatv.it – Intervista a Matteo Benvenuti, Az. Quercecchio, Montalcino. ITALIA TV al Benvenuto Brunello 2013. Immagini di A. Galanti.

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