ITALIA TV

Mani e menti del Made in Italy per lo sviluppo economico

Archivio per Francesco Marone Cinzano

ITALIA TV. La “meglio gioventù” di Montalcino

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italiatv.it – Nel Novecento il mix di crescita demografica mondiale e sviluppo delle tecnologie ha cambiato come mai prima il rapporto fra uomo e natura. Nuovi bisogni, soprattutto energetici, hanno scatenato nell’uomo moderno l’ancestrale istinto predatorio, spingendolo a rapportarsi alla natura con sempre meno rispetto, considerando l’ambiente come una sorta di dispensa dalla quale approvvigionarsi avidamente. I cambiamenti climatici sono solo una delle conseguenze più visibili.
Oggi l’Umanità concorda sull’urgenza di ristabilire un rapporto diverso con l’ambiente per tornare ad avere la natura come madre e non matrigna; subito perché ciò che solo qualche decennio fa poteva sembrare una bizzarria apocalittica da complottisti, oggi è realtà.
 
Per ritrovare equilibrio ed armonia serve conoscenza. Senza di questa la diversità è sempre stata considerata una minaccia e non un’opportunità. La conoscenza è la condicio sine qua non è possibile raggiungere l’obiettivo: l’armonia della e nella diversità.
Se ne è parlato venerdì scorso (11/3/16 n.d.r.) nell’Agorà della Val d’Orcia, il Chiostro di S.Agostino a Montalcino in un Convegno organizzato dal Comune, dalla Scuola Permanente dell’Abitare e dal Comitato Promotore per Montalcino Bio.
 
Il terreno come primo patrimonio delle aziende; la conoscenza di suolo e vigneto attraverso la sperimentazione e la misurazione; la valorizzazione delle bio-diversità; bio-ecologia e tutela ambientale nei territori vinicoli; la gestione biologica del vigneto e le strategie di controllo e contenimento delle patologie della vite; questi alcuni degli argomenti-guida del Convegno.
 
L’approccio biologico è sempre più non solo una conquista culturale, ma anche volano benefico per tutti i segmenti socio-economici di un territorio. Un ambiente migliore equivale ad un valore superiore, dove valore è sia da intendersi in chiave economica ma ancora più importante come maggiore qualità della vita. Fondamentale per lo scopo è una visione globale, a tutto tondo, che coinvolga tutte le attività di una comunità. Per questo motivo, Montalcino Bio organizza per il 22 aprile prossimo un nuovo Convegno, questa volta dedicato all’edilizia sostenibile. La Scuola Permanente dell’Abitare e il Comune di Montalcino saranno ancora una volta al fianco di questi sognatori.
 
Non stupisce che i promotori di Montalcino Bio siano in grandissima parte la “meglio gioventù” del luogo; giovani imprenditori attenti e rigorosi perché ben consapevoli di giocarsi il futuro proprio e dei loro figli. E’ nell’energia di questa “meglio gioventù” che Montalcino coltiva i suoi sogni.
(Dario Pettinelli – direzione@italiatv.it)
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ITALIA TV. Montalcino cerca idee

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italiatv.it – di Dario Pettinelli (direzione@italiatv.it) – MONTALCINO. Grande la soddisfazione dei produttori di Brunello per le 5 stelle che ha meritato l’annata 2015. Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio: “Le nostre aziende sono oltremodo soddisfatte da questa vendemmia. È senza dubbio un’annata di eccellenza come non se ne vedevano da alcuni anni. Il clima è stato clemente, con un’estate molto calda ma con piogge che hanno aiutato le uve ad arrivare al giusto grado di maturazione”.
Il 2015 sarà ricordato anche per il successo dell’export cresciuto ancora una volta, e oltre le aspettative.
Il Benvenuto Brunello, formula di straordinario successo risalente al 1992, per la sua data montalcinese richiederebbe qualche riflessione. Diciamo subito che l’organizzazione dell’evento ha raggiunto livelli di qualità molto alti: fatta eccezione per un po’ di attesa all’ora di convocazione della cena, è molto difficile trovare motivi di lamento. E tutto sommato considererei più grave una mancanza durante le ore di degustazione tecnica piuttosto che un po’ di fila per lasciare il soprabito dove si è comunque ospiti ad un cena di gala in un Complesso di altissimo valore storico ed artistico con un menu di tutto rispetto (malgrado sia stato stampato distrattamente).

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L’illuminazione per le degustazioni in sala è perfetta, i tavoli (quelli riservati alla stampa nei primi due giorni) sono ben organizzati, completi, sempre puliti e riforniti. I sommelier dell’AIS sono dediti, seri e professionali, anche se una maggiore cura nel portamento delle divise è consigliabile.
La riflessione sull’evento è richiesta perché ormai sono solo poco più della metà dei produttori quelli che partecipano: un segnale che non si può ignorare. Per quanto impegnativo finanziariamente non sembrerebbe questo il motivo principale addotto da chi non partecipa. La risposta più diffusa, ma non l’unica, riguarda la postazione del produttore, “il banchetto”: è ritenuto angusto, scomodo. La disposizione dei banchetti, malgrado quest’anno sia stata spostata nel primo chiostro risulta comunque non adeguata al pregio dei vini. Nei giorni dedicati al pubblico il produttore viene assalito da genti di tutte le provenienze ed odori, in gran parte per una rumorosa scampagnata, per bere dopo una corsa in moto, o in bici, o per far svagare i figli. Insomma, non proprio l’alto profilo del Brunello.

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Le idee per migliorare, o meglio per rivoluzionare l’evento ci sono. Donatella Cinelli Colombini “Chi vuole essere un leader, e il Brunello lo vuole, deve avere il coraggio di rimettersi in gioco, anche se questo è rischioso, è faticoso, fa paura, crea conflitti …. Ma apre le strade verso il futuro, consolida il successo evita di “passare di moda” e fa entrare nella categoria dei “grandi classici” che sanno evolversi, con cultura ed eleganza, apparendo sempre al passo con i tempi. Quali potrebbero essere le formule? Magari il collegamento alla moda o al cinema, magari una proiezione di enormi immagini sulle mura della fortezza, magari la creazione di un centro di animazione capace di mostrare ai turisti la storia e la produzione del Brunello ispirandosi ai musei più innovativi del mondo, magari un festival dedicato ad accrescere il numero dei Brunello lovers ….”.
Francesco Marone Cinzano rilancia convintamente quanto dichiarato in esclusiva al Gambero Rosso a Settembre: “Il Rosso di Montalcino è un prodotto fondamentale, è il portabandiera di questi luoghi, della loro unicità. Se avessi la bacchetta magica valuterei ciascuna annata all’uscita del Rosso di Montalcino e farei proprio del Rosso il testimonial della qualità dell’annata; trasformerei le anteprime in presentazioni del Rosso di Montalcino dove si può creare l’aspettativa del Brunello che verrà, e che in ogni caso si esalterà e si svelerà completamente con l’invecchiamento”.

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Marone Cinzano ha ragione: il Brunello è un vino che malgrado sia rilasciato al pubblico nel quinto anno dalla vendemmia richiede tempo e pazienza, certamente non fretta per essere goduto e tantomeno per essere valutato. Sono rare le annate del Brunello “subito pronto” ed anche quando lo è stato, in ogni caso il tempo gioca sempre a favore. Oggi, col 2011 in scena non c’è giornalista, esperto o brunellista che dovendo scegliere un Brunello per la sua cena non si rifaccia al 2008, al 2006 o magari anche a qualche annata precedente; Riserve a parte. E allora perché non ripartire dal Rosso di Montalcino per le Anteprime, lasciando tutto il tempo che il Brunello vuole per essere giudicato? Francesco Monaci (Agostina Pieri) mi parla da qualche anno della rivalutazione delle cosiddette “annate minori”: il motivo è sempre lo stesso.
Una lancia va spezzata per il Presidente Bindocci, perché ha ragione quando dice che il Benvenuto Brunello è uno sforzo del quale beneficiano tutti i produttori di Montalcino, anche quelli che non partecipano all’evento. Il lavoro del Consorzio non è facile; se il Brunello eccelle nel mondo, se l’export cresce, se il prestigio è sempre più alto, dobbiamo ricordare che buona parte del merito è di chi se ne occupa. http://www.italiatv.it/

 

ITALIA TV. “La Sinfonia del Cinquantennio”. Col d’Orcia 1965-2015

di Dario Pettinelli, italiatv.it – Re Giorgio Armani disse che “l’eleganza è farsi ricordare, senza farsi notare”: è una definizione perfetta per Col d’Orcia. L'”Intermezzo della Cavalleria Rusticana”, più di Wagner. Il Brunello in Smoking al gran ballo del Made in Italy. Eleganza come parola-guida, dal latino eligere, scegliere, non solo con riferimento alle rese dei vigneti ma alle scelte di vita e produzione. Il Col d’Orcia, indipendentemente dall’annata, è una delle massime espressioni del Sangiovese Grosso.

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Armonia, complessità, equilibrio, identità. E’ un insieme di componenti che rende questo produttore speciale: la zona più votata al Brunello, l’esperienza e maestria del vignaiolo, ma appunto soprattutto le scelte, di vita e produzione. A Col d’Orcia il vino è protagonista, ma in un microcosmo idilliaco fatto di diversità e genuinità. Dalla produzione di miele a quella di extra-vergine, dalle galline alla quercia secolare. E questi non sono dettagli. La diversità, viatico d’armonia con l’ambiente.

Celebriamo i cinquant’anni della Casa all’Hilton Waldorf Astoria di Roma, col favore degli Dei che incorniciano la giornata primaverile perfetta. Il Brunello ha un rapporto stretto con la mitologia classica: Il grappolo di Brunello è Sangiovese, Grosso, il sangue di Giove, è il sangue nelle vene di Bacco, suo figlio, il Dioniso dal cuore nobile che vola a salvare Arianna e ne fa la sua sposa.

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La Val d’Orcia, patrimonio dell’Umanità, vive tutt’oggi le sue origini millenarie, in particolare quella etrusca; nelle colline del Monte dei Lecci (da qui Montalcino) e nelle tombe della zona del Chianti sono stati ritrovati semi che provano l’arrivo della vite dall’Oriente e che gli Etruschi la acclimatarono in quella che oggi è la Toscana.

Da cinque anni la nuova era di Col d’Orcia, segnata dalla una saggia e lungimirante scelta strategica: la conversione per ottenere la certificazione biologica e diventare la più grande azienda vinicola bio di tutta la Toscana. Non c’è dubbio che questa scelta impreziosisca ulteriormente i 70 ettari del Conte Alberto diventati 140 con suo figlio Francesco. “Dal 24 Agosto 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, e persino il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico”.

E qui fa capolino un tema in corso di discussione a Montalcino, rievocato per l’occasione, quello delle cosiddette zonazioni, o meglio, delle menzioni geografiche aggiuntive. Chi ha paura delle MeGA per il Brunello? Più del “chi” è interessante il merito della questione.
Una scuola di pensiero ritiene che il Brunello, la DOCG, debba rifuggire dalla tentazione della menzione geografica aggiuntiva, perché minerebbe l’unità dei produttori e finanche del marchio; ma anche perché se è vero che l’area vitata a Brunello è un’ideale quadrato con versanti definiti è altrettanto vero che i filari hanno diverse altitudini e microzone, a volte anche all’interno della stessa proprietà.
L’altra scuola di pensiero ritiene più forti le ragioni della diversità come ricchezza ed identità, una migliore interpretazione del terroir e della complessità di questo fazzoletto di pianeta. Chi può negare la differenza in primis geologica dei diversi versanti? Come ignorare i casi di successo della storia, “Cru” in Francia ma anche in Piemonte?

Con le MeGA si definiscono le provenienze, si alza l’asticella della qualità della comunicazione del prodotto, stimolandone approfondimenti, ricerca, confronto. Il lavoro fatto in Piemonte che ha dato alle MeGA del Barolo valore legislativo oggi fa dire a Consorzio, produttori ed esperti che si è liberato un valore aggiunto. Questa scelta è stata poi supportata da uno strumento adeguato, una App con funzioni straordinarie, e che rappresenta essa stessa un volano a tutto tondo per quelle DOCG.

Pietro Ratti, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero: “Abbiamo dato al nostro appassionato il modo di geolocalizzare il vigneto dove viene prodotta la tale bottiglia. Soprattutto dall’estero c’è fame crescente di informazione e richiesta di garanzia: da oggi, tramite il nome che trova sull’etichetta, ognuno potrà andare a vedere dove si trova quel tale filare che ha prodotto quel tale vino”. Eresia per Montalcino?….
“Conditio sine qua non” però, un accurato lavoro di studio e ricerca, con le Università, con i tecnici e tutti gli strumenti che arricchiscano la conoscenza, affinché qualsiasi scelta sia non solo condivisa ma anche accreditata.
Pensare che a Montalcino si sia già “studiato tutto” e che non ci sia bisogno di “complicare le cose” sarebbe avventato: si pensi che non c’è una mappa geologica aggiornata della zona, anche perché la Val d’Orcia è stata al riparo dalle grandi Compagnie petrolifere, spesso le uniche fonti scientifiche per mappe geologiche accurate.
Ma questa è una storia toscana che appassiona anche perché ancora una volta sembra di avvertire il profumo delle storiche contrapposizioni medioevali. Tempo addietro si pose la questione del “brunellino”, ora posata, ovvero della possibilità/opportunità di una modifica al Disciplinare del Rosso per “meglio definirlo”. Prevalsero le ragioni della conservazione e della tradizione.
Ma a Montalcino spesso è così; in questa parte di Toscana non sono certo smarriti i tempi antecedenti le Signorie. E’ facile che si torni a Montaperti, “chi in bianco chi in nero”; è ricorrente pensare a Dante:

«L’uno al pubblico segno i gigli gialli
oppone, e l’altro appropria quello a parte,
sì ch’è forte a veder chi più si falli.
Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
sott’altro segno; ché mal segue quello
sempre chi la giustizia e lui diparte;
e non l’abbatta esto Carlo novello
coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
ch’a più alto leon trasser lo vello».
(Divina Commedia, canto VI del Paradiso, 100-108).

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Tutto è pronto nella Sala Michelangelo; il Col d’Orcia gira sensuale nel calice, mentre il campo lungo rivela il Cupolone: adesso tutto è la vera Grande Bellezza.
Il sommelier prepara la verticale celebrativa del cinquantennio mentre chi scrive non può far a meno di notare ancora una volta la cura con la quale è stato preparato tutto, a partire dalla scelta di far guidare Paolo Lauciani, l’esperto giusto per questa occasione, per la sua profonda conoscenza del Brunello ma anche perché è promessa di qualità. Professore di lettere classiche e dottore di ricerca in filologia greca e latina, prima ancora che volto noto del settore. Alza il calice e al primo naso è già magìa; quel calice diventa bacchetta e Lauciani è il direttore d’orchestra perfetto per questa sinfonia del cinquantennio.

Rosso 2013, Brunello 2010 e 2006, Riserva Poggio al Vento 2007, 2004, 2001 e 1995. La degustazione tecnica ci parla di profumi ricorrenti, sia nelle annate sia nelle Riserve e di eleganti trasparenze fino agli anni novanta, col rubino che volge nei decenni al caratteristico granata con riflessi e sentori d’arancio. Al naso sempre presenti sottobosco, macchia mediterranea, frutto rosso e nero, erbe aromatiche. Anche in bocca l’annata è determinante ma con Col d’Orcia, e Poggio al Vento in particolare, viene da dire “Così deve essere!”. Ogni annata si presenta con la sua personalità ma i finali sono sempre appaganti, con la firma minerale, piacevolmente sapida.

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C’è emozione nell’aria per l’ospite d’onore di questa verticale: la Riserva 1965.
Per questa esperienza ho voluto cambiare canone, “posare la conoscenza” e farmi guidare dall’emozione di una bottiglia che c’era pr1ma di me. Potrei raccontare del suo granato, del suo corpo… ma in verità ho chiuso gli occhi e ho pensato: 1965…..

Nel 1965 Lucio Fontana invitava nel suo studio milanese Harry Shunk, autore di alcune fra le più importanti fotografie del dopoguerra artistico. Shunk realizzò il celebre servizio fotografico seguendo Fontana durante la realizzazione del Concetto Spaziale.

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Nel 1965 Pasolini intervistava Moravia, i miei genitori si dovevano ancora conoscere.
Alla radio suonavano “Il Mondo” di Jimmy Fontana, Ennio Morricone componeva “Per un pugno di dollari”.
E poi gli anni settanta, quel grigio ma anche quel rosso che scorreva. Io dalle suore.
I favolosi anni ottanta, quando c’era tanta sete da bere città intere; quando “Italia” era sinonimo di orgoglio e prestigio, di campioni del mondo, di Pertini che strilla Zoff con l’asso di coppe. Io cercavo in Aristotele le risposte, anche se mi portavo sempre Greco a Settembre.

La mia Riserva 1965 Col d’Orcia mi ha conquistato, mi fa sentire al Baccanale, sono partecipe di un rito pagano, millenario.
Tengo gli occhi chiusi e penso che questa Riserva è rimasta a dormire anche con Craxi e Di Pietro; ha visto tutto, da Berlusconi a Berlusconi e oggi è qui, da me, per me.
Alla fine non ho capito tecnicamente questo Brunello unico, non sono riuscito a preferire la ricerca nel calice a quella in me stesso.
Alla fine ho fatto un viaggio straordinario, dentro la storia di questa Riserva che mi ha aspettato da prima che nascessi.
E proprio non saprei cos’altro si può chiedere ad un vino. (http://www.italiatv.it/)

ITALIA TV. Sideways, alla scoperta del Brunello 2009. Wine-tour da nord a sud

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(di Dario Pettinelli) italiatv.it – Montalcino. Tre giorni di sole col profumo di primavera il terzo fine settimana di Febbraio; il Brunello 2009 parte col favore del cielo. 127 produttori in presentazione, la buona parte con tre frecce all’arco: il Rosso, il Brunello e la Riserva. Per il Brunello 2009 quattro stelle. I numeri del Consorzio confermano l’ottimo stato di salute dell’export che arriva al 67% del totale. Il fatturato delle aziende di Montalcino è di 165 milioni/anno, con quasi 13 milioni di bottiglie. Gli States stabilmente primo importatore. +5% anche per il settore enoturistico.

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Quando il Benvenuto Brunello gode del favore meteorologico, girare tra colli e valli per le visite in azienda diventa un pò come seguire le orme di Paul Giamatti, il Miles di “Sideways, in viaggio con Jack”. E allora saliamo a bordo di un’ideale Bugatti e scopriamo questa annata 2009 con un primo wine-tour, arrivando da San Quirico, dopo aver attraversato Montepulciano prima e Pienza poi. Attraversando la Val d’Orcia si costeggiano le locations dei film; vallate, colli e cipressi regalano la sensazione di entrare in un dipinto. Questa è la Toscana che tutto il mondo sogna. Viene naturale rallentare l’andatura per gustare meglio il paesaggio e fa piacere pensare che ricchi, potenti e famosi del mondo per stare qui sono disposti a pagare cifre che lasciano i più in apnea. Ci ricorda il privilegio di poter frequentare agevolmente questo luogo, di farne parte.

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La vocazione enogastronomica e la ricchezza culturale completano quella formula vincente che con grande intuizione colse Donatella Cinelli Colombini fin dal 1993, quando con “Cantine Aperte” e il Movimento del turismo del vino iscrisse il suo nome come madre dell’enoturismo, consuetudine oggi praticata da oltre tre milioni di appassionati. E’ suo il primo Brunello da segnalare arrivando da nord. Il Prime Donne si presenta brillante nel calice, in bocca passa con eleganza ed equilibrio. Un finale lungo, caratterizzato dai frutti rossi. La vendemmia 2009 è anche la prima per la Tinaia del Vento, così chiamata perchè aperta sui quattro lati e così in grado di ossigenare naturalmente il mosto. Qui si definisce la maturità aromatica del Sangiovese Grosso. Un Brunello questo fatto da sole donne e con lieviti autoctoni: due ceppi selezionati con Oliver Ogar. 56.000 i Brunelli, 26.000 i Rossi imbottigliati. Immagine riconoscibile, tradizionalmente inclinato il logo con la colomba che, ormai pronta, lascia lo scudo delle origini per il volo libero.

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Belli e con vocazioni e dimensioni diverse due dirimpettai: Le Chiuse e Val di Suga. Il primo, biologico, è l’ultimo nato a “casa Valiani” dove negli ultimi anni piovono meritatissimi premi e riconoscimenti. Una giornata da incorniciare è stata l’ultima Benfinita a Le Chiuse, quando oltre a celebrare la vendemmia 2013 appena terminata si è brindato ai “tre bicchieri”. Nelle Benfinite precedenti una delle immagini più divertenti che conservo di Montalcino è quella di Niccolò alla guida della mehari sgangherata, auto ufficiale delle vigne accanto alla piscina, che scarrozza i bambini su e giù per i filari: una vera avventura per mia figlia.

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Il Brunello Le Chiuse trasmette fin dalla bottiglia lo stile tradizionale ed artigianale che è la cifra di questa famiglia. Rubino con riflessi granato nel calice; mirtilli e viola la firma. Intenso e persistente desidera selvaggina e arrosti. Produzione annua: 20.000 Brunelli, 10.000 Rossi.

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Dall’altra parte della strada c’è una delle vigne Val di Suga. L’azienda ha filari in diverse zone di Montalcino e su versanti differenti. Ciò permette a Tenimenti Angelini di rilasciare vini molto equilibrati e armoniosi. Produce 150.000 Brunelli e 60.000 Rossi ogni anno.

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Questo tratto di strada del nostro wine-tour lo facciamo con Andrea Gori, che sale idealmente a bordo e così ottimamente sintetizza su Intravino i Brunelli di Tenimenti Angelini: “Val di Suga Vigneto Spuntali (da riserva diventa annata): sensazioni marine e mediterranee bocca saporita di lamponi e fragole in confettura, finale appuntito. 90 – Val di Suga Vigna del Lago: la vigna più giovane e sbarazzina sorprende con oliva e prugna, mora di gelso, bocca incalzante finale un poco caldo. 87 – Val di Suga Poggio al Granchio: speziato fine e lacustre, mela e arancio rosso, finale non lunghissimo ma piacevole. 86”.

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Salutata Gaia Capitani andiamo da uno del “club degli ex presidenti”… L’azienda Capanna è proprietà della famiglia Cencioni dal 1957. Patrizio lo conobbi in un momento difficile per Montalcino e serbo sempre caro il privilegio di essere stato l’unico a raccogliere la sola video intervista che lui, il qualità di presidente del Consorzio, rilasciò.

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Capanna viene ancora oggi condotta a livello esclusivamente familiare. I 20 ettari di vigneti sono stati impiantati nelle zone considerate tra le migliori in assoluto del territorio del Brunello. La vendemmia è effettuata solo manualmente. Botti di rovere di Slavonia in una cantina col sapore di tradizione. Del Brunello Capanna non mi stancherò mai di ripetere quanto sempre sostenuto: è “il Brunello punto e basta”. L’appassionato consideri esaustiva questa definizione; indugiare sulle note organolettiche è assolutamente superfluo. Il dato sulla produzione sia di stimolo circa la selezione che si fa da Patrizio: 30.000 Brunello, 28.000 Rosso.

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Nel nostro ideale tour arriviamo al centro del paese. Mangiamo un filetto con Luciano Ciolfi che ci scorterà subito dopo tra i suoi filari, per il Brunello Bramante Sanlorenzo. Di Luciano mi piacerebbe non si parlasse più della migliore promessa di Montalcino. E’ una realtà; la promessa è stata mantenuta. Ormai lo conosciamo e seguiamo da anni, è giovane, va bene, ma non è più nella Primavera, è in prima squadra.

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Figlio e nipote d’arte ha dedicato al nonno Bramante il Brunello. Vigne alte, 500mt, esposizione sud-ovest. Luciano produce 10.000 Brunelli e 8.000 Rossi. Del Bramante sono un estimatore anche dell’etichetta: eleganza, stile.

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Chiediamo a Luciano di presentare il suo Bramante 2009 e dal sito risponde: “Bramante possiede una varietà di profumi e aromi di grande effetto dall’indissolubile connubio. Rosso granato cupo, generoso al naso ha profumi di fiori appassiti, spezie e frutta matura. L’impatto gustativo è subito di estrema piacevolezza con una buona struttura e tannini di esemplare estrazione. Lungo il finale. Si sposa molto bene con selvaggina fiorentina, tagliata di manzo, pecorino stagionato”. Non avrei potuto desiderare di meglio.

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E’ tempo di una pausa e dirigiamo convintamente verso Matteo Benvenuti che ci attende al Quercecchio, dove si fa un Brunello con l’X-factor. Matteo gestisce un porto sicuro; l’azienda estende le sue attività all’ospitalità ed è meta preferita dai nord-europei.  La struttura è di rilievo; valenza storica oggettiva, finiture di pregio e tutto quel che si immagina ci debba essere in una proprietà in mezzo alle colline toscane alla quale si accede col famoso viale sterrato di cipressi altissimi e perfetti. Piscina “tutto sole”, dall’alba al tramonto.

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Intrigante il Brunello 2009: rubino, generoso e largo, sentore di vaniglia. Quercecchio 2009 è un Brunello con i muscoli e lo consiglio con piatti molto saporiti. Da Matteo si producono 40.000 Brunelli ogni anno e 15.000 Rossi. L’azienda ha un bel feeling con la Danimarca. Il Chiostro col pozzo è uno spettacolo.

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Ringraziato Matteo per il pit-stop il nostro wine-tour alla scoperta del Brunello 2009 riprende da Lamberto Fattoi. Ricordo un freddissimo Benvenuto Brunello di anni fa, si faceva ancora in Fortezza sotto la tensostruttura, quando rimasi colpito per la prima volta dal Brunello Fattoi. In verità era una Riserva che il mio operatore “siculamente” mi spiava; ebbene mi diede lo stimolo di andare a sentire gli altri prodotti dell’azienda. Chi scrive, com’è noto non ama le degustazioni “a pacchi da cento al giorno”; va da se che con più di duecento produttori e tre prodotti spesso ciascuno, si devono fare per forza delle scelte su chi seguire. In breve scopro letteralmente il Brunello Fattoi mai prima segnalatomi. Ricordo che lasciai il calice al tavolo della sala stampa e andai nel salone dei produttori a vedere chi era questo vignaiolo. Prima impressione da dieci e lode: affabile, gentile, due occhi azzurri che ci vorrebbe il porto d’armi.

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Lo intervistai e fui invitato in primavera in azienda. Faceva caldo stavolta e mi accolse in canottiera su un quad infangato, abbronzato come un animatore da villaggio turistico; poi cenammo affettando salumi e formaggi toscani con la famiglia: straordinario. Oggi la cantina è appena ristrutturata e le Riserve restano ancora la punta di diamante, segno che la selezione di Lamberto è di grandissima cura. Producono 30.000 Brunelli e 20.000 Rossi, e solo quando è eccezionale 3.000 Riserve. Sull’etichetta si può fare di più.

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Il tratto è breve e non c’è bisogno del navigatore: a due passi dal borgo medioevale di S.Angelo, davanti al fiume Orcia adesso siamo arrivati da Riccardo Talenti, “the person” dietro e davanti l’azienda di famiglia. In verità c’è da dire che Riccardo riprende la tradizione del nonno, non del babbo. Riccardo da piccino giocava a nascondino tra le botti in cantina e oggi è padre non solo nella vita ma anche in azienda. Segue personalmente tutte le fasi; è direttore, agronomo ed enologo. Quando attacca le etichette su questi vini ci mette proprio la faccia. Talenti è molto orientato all’export: l’80% dei suoi vini va all’estero, il 15% negli Stati Uniti. Produce 37.000 Brunelli e 26.000 bottiglie del celeberrimo Rosso.

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E allora chiediamo al nostro compagno di viaggio di questa tappa, Eric Guido from New York City, di descriverci come un american lover del Brunello degusta il Talenti 2009: “Naso invitante, frutta, bacca rossa, sottobosco, muschio e un pizzico di zucchero di canna. Al palato ciliegia matura e spezie con toni floreali interiori; corposo lascia un’impressione elegante. Il finale è lungo con aromi intensi e frutti rossi. Un Brunello lucido e soddisfacente, veramente buono”. Bravo Riccardo.

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Il nostro wine-tour alla scoperta del Brunello 2009 adesso attraversa le “terre rosse”; siamo a Piancornello, tra S. Angelo e Castelnuovo, altitudine media 300mt. Quando si passa da qui il giro a Montalcino sembra un viaggio del Signore degli Anelli. Novello Frodo attraverso vallate, paesaggi sempre diversi, costeggio fiumi e risalgo colli. Ogni tappa riserva sorprese, piacevolissime nel mio caso. Qui a sud-ovest per molti è la zona più vocata al Brunello: generose esposizioni solari, terreno ricco di minerali e argille calcaree.

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Siamo prossimi al margine sud del territorio del Brunello e c’è sempre vento. E’ un valore questo del vento per la maturazione delle uve. Mai più calzante il bellissimo nome dell’azienda di Clara Monaci e Maurizio Machetti: Corte dei Venti. Il senso del bello si ritrova anche nell’etichetta. Il Quattroventi è un Brunello molto intenso; la dura selezione in cantina paga. I 14,5 gradi si avvertono fin dal naso. E poi tabacco e spezie, frutta rossa e note anche più dolci. In bocca arriva a gomiti larghi, richiede spazio. Persistente, resta a lungo e soprattutto mantiene “le promesse del Brunello”: tradizione, passione, grandezza, identità.

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C’è del mistico in questo continuo tornare del numero 4 qui. L’azienda è piccola ma con un cuore grande: Maurizio e Clara (nipote Pieri) sono persone rare. Dietro una grande donna c’è un grande uomo: la cura che Maurizio mette nella gestione del quotidiano consente a Clara i fuochi d’artificio della quale è capace. Ancora una volta torna il quattro: Clara, “la” persona di questo Brunello è donna, madre, moglie e vignaiola. “Quattro venti” che animano una persona dal sorriso che sa emozionare.

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Il primo giro dei produttori alla scoperta del Brunello 2009 volge al termine. Il Benvenuto Brunello a Montalcino a mio parere va interpretato come la prima occasione per scoprire la nuova annata, ma solo la prima. Il Brunello si concede pienamente in cantina, dal produttore, incrociando i calici con chi lo ha fatto. Serve tempo, mesi. La prossima volta toccherà alle aziende non ancora verificate e a chi ci inviterà per presentarci i suoi vini. Ma un bel viaggio richiede un gran finale.

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Prima di lasciare Montalcino da sud,  a 300mt di altitudine ci sono filari di ulivi piantati nel diciassettesimo secolo e che ancora in novembre consentono la produzione di un eccellente extra vergine. E’ una scelta quella di dedicare i riflettori del gran finale a Col d’Orcia. Dal 1973 queste terre sono di proprietà della famiglia Marone Cinzano; il conte Francesco ne è Presidente da ventidue anni. Col d’Orcia è la prima azienda ad aver aperto un punto di vendita diretta. La famiglia Marone Cinzano ha il grande merito storico di essere tra le prime in assoluto ad aver aperto Montalcino al mondo. Negli ultimi trenta anni la storia del Brunello è cresciuta moltissimo ed oggi Montalcino è nota come le grandi città italiane. Questo grazie al Brunello che si e saputo imporre; quel Brunello la buona parte delle volte era il Col d’Orcia. Ecco perchè serbiamo un posto d’onore.

cinzano

Ma Col d’Orcia non è solo storia; la “stella rossa” è anche un gran presente. 300.000 Brunelli, 250.000 Rossi, vendemmia manuale. La resa della vendemmia 2009 è stata di 50 quintali/ettaro: super selezione per un’annata fresca ed elegante, ma pur sempre con un tasso alcolico importante: 14,5. Sia al naso sia in bocca subito frutti di bosco; poi equilibrio generale, eleganza e persistenza con un finale decisamente speciale. Ci salutiamo con uno sguardo al futuro, di Col d’Orcia e di Montalcino. A partire dal 2010 l’azienda ha iniziato la conversione per ottenere la certificazione biologica e diventare la più grande azienda vinicola biologica di tutta la Toscana. Dall’Agosto del 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, e persino il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico. Meglio di così?!

BrunelloDiMontalcinoDOCG

https://italiatv.wordpress.com/

ITALIA TV. Video. Benvenuto Brunello 2013. Az. Col d’Orcia (Francesco Marone Cinzano)

di Dario Pettinelli (direzione@italiatv.it) – http://www.italiatv.it – Intervista a Francesco Marone Cinzano, Az. Col d’Orcia, Montalcino. ITALIA TV al Benvenuto Brunello 2013. Immagini di A. Galanti.

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