ITALIA TV

Mani e menti del Made in Italy per lo sviluppo economico

Archivio per Brunello di Montalcino

ITALIA TV. Bindocci, sventato l’ennesimo tentativo di truffa al Brunello

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Montalcino. Nota ufficiale del Consorzio. < In merito alla vicenda del falso Brunello scoperto in Danimarca, Il Presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci sottolinea come: “Ancora una volta un grande brand del Made in Italy è stato oggetto di un tentativo di falsificazione. Tuttavia, grazie all’ottimo lavoro e alla vigilanza delle autorità così come all’efficienza delle procedure di controllo messe in atto dal Consorzio insieme ai produttori, questa truffa è stata sventata. La complicità di un ristoratore e un operatore compiacente non basteranno mai ad imitare l’eccellenza ed unicità di un prodotto oramai ben posizionato al livello mondiale. Ovviamente, come sempre, ci tuteleremo in tutte le sedi e metteremo a disposizione degli inquirenti ogni competenza e servizio necessario. Inoltre al nome di tutto il Consorzio e del territorio di Montalcino vorrei ringraziare in modo particolare le autorità Danesi per efficacia, velocita e accuratezza delle indagini svolte e per l’importanza e le risorse dedicate al caso.”>

 

ITALIA TV. Gambero Rosso presenta Vini d’Italia 2016. Il Brunello campione dell’anno.

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Finalmente disponibile la 29ma edizione di Vini d’Italia, la più letta Guida dei Vini d’Italia nel mondo. Pubblicata per la prima volta nel 1988, Vini d’Italia del Gambero Rosso è rapidamente divenuta il riferimento internazionale per la quotazione e la valutazione dei migliori vini italiani. E’ realizzata da una straordinaria equipe di degustatori, oltre 60, che ogni anno girano in lungo e in largo l’Italia degustando – in maniera rigorosamente anonima – oltre 45mila etichette. Il frutto di questi mesi di lavoro è condensato in una straordinaria pubblicazione, vero vademecum per appassionati e professionisti – che valuta e recensisce 2400 aziende vinicole e oltre 22mila vini. 18 i Brunello di Montalcino 2010 premiati con i Tre Bicchieri, il doppio dell’edizione scorsa.

Di ogni azienda troverete tutte le notizie fondamentali, dai dati produttivi alle indicazioni per la visita, se pratica una viticoltura biologica, biodinamica o convenzionale, e infine – novità d quest’anno – se l’azienda aderisce ad un protocollo di sostenibilità ambientale.
Su ogni scheda – interamente riscritta ogni anno – troverete tutte le notizie importanti sul produttore e lo stile dei suoi vini, e le note di degustazione delle sue etichette più importanti. Per ogni azienda infine, c’è la valutazione di ogni vino, con il classico sistema del Gambero Rosso: i vini buoni nella loro categoria, due bicchieri vanno ai vini da molto buoni a ottimi, ed infine i prestigiosi Tre Bicchieri il simbolo dell’eccellenza, va ai vini che hanno superato un ultimo rigorosissimo test da parte dei tre curatori, le degustazioni finali. Quest’anno sono ben 421 i grandi vini premiati.
La Stella infine segnala quelle aziende che hanno ottenuto più di 10 Tre Bicchieri nella loro carriera.
Ai vertici di questa speciale classifica c’è Angelo Gaja con 5 stelle, Ca’ del Bosco con 4,  poi a 3 ecco Allegrini (Azienda dell’Anno 2016), Elio Altare, La Spinetta, Valentini, Castello di Fonterutoli.

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I Tre Bicchieri sono ormai un simbolo d’eccellenza di  riconosciuto valore internazionale. Vini d’Italia, infatti, oltre che in italiano da anni viene tradotta e pubblicata in inglese, tedesco, cinese e giapponese, per un totale di oltre 500mila copie diffuse nel mondo. Gambero Rosso, infine, ogni anno realizza con i migliori produttori italiani oltre 30 eventi internazionali in ogni continente a supporto dell’export vinicolo italiano. Negli ultimi 10 anni oltre 400mila persone hanno partecipato ai tasting del Gambero Rosso, da Mosca a Vancouver, da Rio de Janeiro a Pechino e Tokyo, da Istanbul a Sydney.

I Numeri 2016: 1024 pagine, 22.000 vini, 2400 produttori, 421 Tre Bicchieri, 80 Tre Bicchieri Verdi, 111 Tre Bicchieri sotto 15 euro.
In edicola e in libreria; pp 984, Euro 30,00.

ITALIA TV. Al Jazz & Wine di Montalcino di scena la magìa di Sergio Cammariere, con Fabrizio Bosso

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italiatv.it – (Montalcino, 16 luglio 2015) – Sergio Cammariere, musicista, compositore e interprete di rara e raffinata intensità espressiva, ha nella sua anima l’eco delle note dei grandi maestri del jazz, i ritmi latini e sudamericani, la musica classica e lo stile della grande scuola cantautoriale italiana. E soprattutto, un’innata predisposizione per la composizione musicale.
Cammariere è un artista e compositore completo, sempre sorprendente. Una figura elegante, quasi d’altri tempi, creativa e in continua evoluzione e ricerca, destinata a lasciare un segno sui binari della grande musica d’autore.
Insieme a lui, sul palco ilcinese, anche Fabrizio Bosso, una delle trombe più apprezzate a livello internazionale, insieme a Luca Bulgarelli (contrabbasso), Bruno Marcozzi (percussioni) e Amedeo Ariano (batteria).

Programma 2015: Sabato 18 luglio è la volta di The Cookers (Billy Harper, Eddie Henderson, David Donald Harrison, George Cables,, Cecil Mc Bee, Billy Hart), uno straordinario gruppo che riunisce insieme alcuni dei più celebrati ed iconici strumentisti del jazz dei nostri giorni. A chiudere questa grande edizione del festival, domenica 19 luglio, il Paixao Trio, feat: Maurizio Giammarco, in un concerto che spazierà tra i ritmi del jazz e la musica brasiliana.
Per il diciottesimo anno consecutivo due piaceri così intimi ed intensi, la musica jazz ed il grande vino di qualità, celebrano con crescente successo il loro entusiasmante incontro nella città simbolo del Brunello, Montalcino. Confermato anche il gemellaggio tra il festival Jazz & Wine in Montalcino, Jazz&Wine of Peace Festival di Cormòns, Zola Jazz & Wine e il Vino & Jazz Marche. Toscana, quindi, Friuli Venezia Giulia, Emilia e Marche, unite all’insegna della musica di qualità e del buon vino. Un confronto imperdibile, con realtà territoriali e produttive diverse tra loro, ma accomunate dalla stessa passione per il grande jazz. Il festival sarà anche un tributo alla memoria del compianto Giampiero Rubei, ideatore, anima e cuore del Jazz & Wine. Nel segno della continuità, la Direzione Artistica è affidata al figlio, Paolo Rubei. www.italiatv.it

ITALIA TV. Si accordano gli strumenti a Castello Banfi per “Jazz & Wine in Montalcino”

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italiatv.it – Con la sua diciottesima edizione, il festival “Jazz & Wine in Montalcino”, previsto quest’anno dal 14 al 19 luglio, si conferma come una delle rassegne più longeve e conosciute nel panorama musicale italiano. Nato dalla collaborazione tra Banfi, la nota azienda vinicola di Montalcino, la famiglia Rubei dell’Alexanderplatz di Roma ed il Comune di Montalcino, il festival propone anche quest’anno una programmazione di assoluto livello artistico,con artisti italiani e internazionali di indiscussa fama.

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Come ormai consuetudine, il concerto inaugurale – martedì 14 luglio – si terrà all’interno delle storiche mura di Castello Banfi, con il latin jazz del Sin Saudade Duo (Mangalavite & Zamora feat: Israel Varela). Dal 15 Luglio il festival si trasferirà nella trecentesca Fortezza di Montalcino con una big band – 20 elementi in tutto – espressamente nata per celebrare il grande binomio che ha reso questo festival famoso nel mondo: la Jazz & Wine Orchestra di Mario Corvini (featuring Jesse Davis). Si prosegue giovedì 16 luglio con un imperdibile concerto jazz manouche, in cui l’acclamato chitarrista Angelo Debarre, si esibirà in un omaggio a Django Reinhardt accompagnato da Miraldo Vidal, Simone Magliozzi e Paride Furzi.
A salire sul palco di Jazz & Wine, venerdì 17 luglio, sarà il musicista, compositore e interprete di rara e raffinata intensità espressiva Sergio Cammariere, accompagnato da Luca Bulgarelli, Bruno Marcozzi e Amedeo Ariano, special guest la tromba di Fabrizio Bosso. Sabato 18 luglio è la volta di The Cookers (Billy Harper, Eddie Henderson, David Donald Harrison, George Cables,, Cecil Mc Bee, Billy Hart), uno straordinario gruppo che riunisce insieme alcuni dei più celebrati ed iconici strumentisti del jazz dei nostri giorni. A chiudere questa grande edizione del festival, domenica 19 luglio, il Paixao Trio, feat: Maurizio Giammarco, in un concerto che spazierà tra i ritmi del jazz e la musica brasiliana.

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Per il diciottesimo anno consecutivo due piaceri così intimi ed intensi, la musica jazz ed il grande vino di qualità, celebrano con crescente successo il loro entusiasmante incontro nella città simbolo del Brunello, Montalcino. Confermato anche il gemellaggio tra il festival Jazz & Wine in Montalcino, Jazz&Wine of Peace Festival di Cormòns, Zola Jazz & Wine e il Vino & Jazz Marche. Toscana, quindi, Friuli Venezia Giulia, Emilia e Marche, unite all’insegna della musica di qualità e del buon vino. Un confronto imperdibile, con realtà territoriali e produttive diverse tra loro, ma accomunate dalla stessa passione per il grande jazz.
Il festival sarà anche un tributo alla memoria del compianto Giampiero Rubei, ideatore, anima e cuore del Jazz & Wine. Nel segno della continuità, la Direzione Artistica è affidata al figlio, Paolo Rubei. (https://italiatv.wordpress.com/)

ITALIA TV. “La Sinfonia del Cinquantennio”. Col d’Orcia 1965-2015

di Dario Pettinelli, italiatv.it – Re Giorgio Armani disse che “l’eleganza è farsi ricordare, senza farsi notare”: è una definizione perfetta per Col d’Orcia. L'”Intermezzo della Cavalleria Rusticana”, più di Wagner. Il Brunello in Smoking al gran ballo del Made in Italy. Eleganza come parola-guida, dal latino eligere, scegliere, non solo con riferimento alle rese dei vigneti ma alle scelte di vita e produzione. Il Col d’Orcia, indipendentemente dall’annata, è una delle massime espressioni del Sangiovese Grosso.

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Armonia, complessità, equilibrio, identità. E’ un insieme di componenti che rende questo produttore speciale: la zona più votata al Brunello, l’esperienza e maestria del vignaiolo, ma appunto soprattutto le scelte, di vita e produzione. A Col d’Orcia il vino è protagonista, ma in un microcosmo idilliaco fatto di diversità e genuinità. Dalla produzione di miele a quella di extra-vergine, dalle galline alla quercia secolare. E questi non sono dettagli. La diversità, viatico d’armonia con l’ambiente.

Celebriamo i cinquant’anni della Casa all’Hilton Waldorf Astoria di Roma, col favore degli Dei che incorniciano la giornata primaverile perfetta. Il Brunello ha un rapporto stretto con la mitologia classica: Il grappolo di Brunello è Sangiovese, Grosso, il sangue di Giove, è il sangue nelle vene di Bacco, suo figlio, il Dioniso dal cuore nobile che vola a salvare Arianna e ne fa la sua sposa.

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La Val d’Orcia, patrimonio dell’Umanità, vive tutt’oggi le sue origini millenarie, in particolare quella etrusca; nelle colline del Monte dei Lecci (da qui Montalcino) e nelle tombe della zona del Chianti sono stati ritrovati semi che provano l’arrivo della vite dall’Oriente e che gli Etruschi la acclimatarono in quella che oggi è la Toscana.

Da cinque anni la nuova era di Col d’Orcia, segnata dalla una saggia e lungimirante scelta strategica: la conversione per ottenere la certificazione biologica e diventare la più grande azienda vinicola bio di tutta la Toscana. Non c’è dubbio che questa scelta impreziosisca ulteriormente i 70 ettari del Conte Alberto diventati 140 con suo figlio Francesco. “Dal 24 Agosto 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, e persino il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico”.

E qui fa capolino un tema in corso di discussione a Montalcino, rievocato per l’occasione, quello delle cosiddette zonazioni, o meglio, delle menzioni geografiche aggiuntive. Chi ha paura delle MeGA per il Brunello? Più del “chi” è interessante il merito della questione.
Una scuola di pensiero ritiene che il Brunello, la DOCG, debba rifuggire dalla tentazione della menzione geografica aggiuntiva, perché minerebbe l’unità dei produttori e finanche del marchio; ma anche perché se è vero che l’area vitata a Brunello è un’ideale quadrato con versanti definiti è altrettanto vero che i filari hanno diverse altitudini e microzone, a volte anche all’interno della stessa proprietà.
L’altra scuola di pensiero ritiene più forti le ragioni della diversità come ricchezza ed identità, una migliore interpretazione del terroir e della complessità di questo fazzoletto di pianeta. Chi può negare la differenza in primis geologica dei diversi versanti? Come ignorare i casi di successo della storia, “Cru” in Francia ma anche in Piemonte?

Con le MeGA si definiscono le provenienze, si alza l’asticella della qualità della comunicazione del prodotto, stimolandone approfondimenti, ricerca, confronto. Il lavoro fatto in Piemonte che ha dato alle MeGA del Barolo valore legislativo oggi fa dire a Consorzio, produttori ed esperti che si è liberato un valore aggiunto. Questa scelta è stata poi supportata da uno strumento adeguato, una App con funzioni straordinarie, e che rappresenta essa stessa un volano a tutto tondo per quelle DOCG.

Pietro Ratti, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero: “Abbiamo dato al nostro appassionato il modo di geolocalizzare il vigneto dove viene prodotta la tale bottiglia. Soprattutto dall’estero c’è fame crescente di informazione e richiesta di garanzia: da oggi, tramite il nome che trova sull’etichetta, ognuno potrà andare a vedere dove si trova quel tale filare che ha prodotto quel tale vino”. Eresia per Montalcino?….
“Conditio sine qua non” però, un accurato lavoro di studio e ricerca, con le Università, con i tecnici e tutti gli strumenti che arricchiscano la conoscenza, affinché qualsiasi scelta sia non solo condivisa ma anche accreditata.
Pensare che a Montalcino si sia già “studiato tutto” e che non ci sia bisogno di “complicare le cose” sarebbe avventato: si pensi che non c’è una mappa geologica aggiornata della zona, anche perché la Val d’Orcia è stata al riparo dalle grandi Compagnie petrolifere, spesso le uniche fonti scientifiche per mappe geologiche accurate.
Ma questa è una storia toscana che appassiona anche perché ancora una volta sembra di avvertire il profumo delle storiche contrapposizioni medioevali. Tempo addietro si pose la questione del “brunellino”, ora posata, ovvero della possibilità/opportunità di una modifica al Disciplinare del Rosso per “meglio definirlo”. Prevalsero le ragioni della conservazione e della tradizione.
Ma a Montalcino spesso è così; in questa parte di Toscana non sono certo smarriti i tempi antecedenti le Signorie. E’ facile che si torni a Montaperti, “chi in bianco chi in nero”; è ricorrente pensare a Dante:

«L’uno al pubblico segno i gigli gialli
oppone, e l’altro appropria quello a parte,
sì ch’è forte a veder chi più si falli.
Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
sott’altro segno; ché mal segue quello
sempre chi la giustizia e lui diparte;
e non l’abbatta esto Carlo novello
coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
ch’a più alto leon trasser lo vello».
(Divina Commedia, canto VI del Paradiso, 100-108).

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Tutto è pronto nella Sala Michelangelo; il Col d’Orcia gira sensuale nel calice, mentre il campo lungo rivela il Cupolone: adesso tutto è la vera Grande Bellezza.
Il sommelier prepara la verticale celebrativa del cinquantennio mentre chi scrive non può far a meno di notare ancora una volta la cura con la quale è stato preparato tutto, a partire dalla scelta di far guidare Paolo Lauciani, l’esperto giusto per questa occasione, per la sua profonda conoscenza del Brunello ma anche perché è promessa di qualità. Professore di lettere classiche e dottore di ricerca in filologia greca e latina, prima ancora che volto noto del settore. Alza il calice e al primo naso è già magìa; quel calice diventa bacchetta e Lauciani è il direttore d’orchestra perfetto per questa sinfonia del cinquantennio.

Rosso 2013, Brunello 2010 e 2006, Riserva Poggio al Vento 2007, 2004, 2001 e 1995. La degustazione tecnica ci parla di profumi ricorrenti, sia nelle annate sia nelle Riserve e di eleganti trasparenze fino agli anni novanta, col rubino che volge nei decenni al caratteristico granata con riflessi e sentori d’arancio. Al naso sempre presenti sottobosco, macchia mediterranea, frutto rosso e nero, erbe aromatiche. Anche in bocca l’annata è determinante ma con Col d’Orcia, e Poggio al Vento in particolare, viene da dire “Così deve essere!”. Ogni annata si presenta con la sua personalità ma i finali sono sempre appaganti, con la firma minerale, piacevolmente sapida.

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C’è emozione nell’aria per l’ospite d’onore di questa verticale: la Riserva 1965.
Per questa esperienza ho voluto cambiare canone, “posare la conoscenza” e farmi guidare dall’emozione di una bottiglia che c’era pr1ma di me. Potrei raccontare del suo granato, del suo corpo… ma in verità ho chiuso gli occhi e ho pensato: 1965…..

Nel 1965 Lucio Fontana invitava nel suo studio milanese Harry Shunk, autore di alcune fra le più importanti fotografie del dopoguerra artistico. Shunk realizzò il celebre servizio fotografico seguendo Fontana durante la realizzazione del Concetto Spaziale.

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Nel 1965 Pasolini intervistava Moravia, i miei genitori si dovevano ancora conoscere.
Alla radio suonavano “Il Mondo” di Jimmy Fontana, Ennio Morricone componeva “Per un pugno di dollari”.
E poi gli anni settanta, quel grigio ma anche quel rosso che scorreva. Io dalle suore.
I favolosi anni ottanta, quando c’era tanta sete da bere città intere; quando “Italia” era sinonimo di orgoglio e prestigio, di campioni del mondo, di Pertini che strilla Zoff con l’asso di coppe. Io cercavo in Aristotele le risposte, anche se mi portavo sempre Greco a Settembre.

La mia Riserva 1965 Col d’Orcia mi ha conquistato, mi fa sentire al Baccanale, sono partecipe di un rito pagano, millenario.
Tengo gli occhi chiusi e penso che questa Riserva è rimasta a dormire anche con Craxi e Di Pietro; ha visto tutto, da Berlusconi a Berlusconi e oggi è qui, da me, per me.
Alla fine non ho capito tecnicamente questo Brunello unico, non sono riuscito a preferire la ricerca nel calice a quella in me stesso.
Alla fine ho fatto un viaggio straordinario, dentro la storia di questa Riserva che mi ha aspettato da prima che nascessi.
E proprio non saprei cos’altro si può chiedere ad un vino. (http://www.italiatv.it/)

ITALIA TV – VAL DI SUGA “Il Brunello uno e trino”

italiatv.it (di Dario Pettinelli) – Risalendo la Strada provinciale del Brunello c’è un piccolo lago proprio davanti ai cipressi di Tenimenti Angelini. Qui c’è la cantina Val di Suga, il produttore del “Vigna del Lago”, di “Vigna Spuntali” e del “Poggio al Granchio”. Se a Montalcino il Brunello è sacro, qui è addirittura uno e trino.
L’utilizzo di uve provenienti dalle tre zone, molto diverse tra loro permette a Val di Suga di rilasciare vini equilibrati ed armoniosi, molto bilanciati, e più protetti dagli sbalzi delle annate.
La trinità è il destino di questo gruppo, che oltre al Brunello a Montalcino produce le altre due grandi denominazioni toscane, il Chianti Classico San Leonino a Castellina e un pregevole Nobile a Montepulciano, il Tre Rose; e ancora il numero tre ce ritorna…
Tre come il triangolo degli Angelini, che poi rivoltato nel logo aziendale genera la V di Val di Suga.
Sfidiamo la cabala e ne parliamo con David Landini, enologo ed agronomo, DNA toscano, cultura e formazione internazionale, prima in Marchesi de Frescobaldi, poi da Marchesi Antinori e oggi a capo di Val di Suga.

“Il Palio del Brunello”

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Le Anterpime Toscane dei Grandi Rossi a Montalcino. – italiatv.it – (di Dario Pettinelli) Siena e la Val d’Orcia rapiscono ogni volta come fosse la pr1ma. Qui Tradizione ed Identità sono temi intrecciati da secoli, con simboli ed icone quantomai vivi e protetti con cura. Come il Palio e il Brunello, che la terza settimana di Febbraio sembrano scambiarsi complici ammiccamenti.

La presentazione a Montalcino della nuova annata del Brunello è diventata evento cardinale del Made in Italy e non solo per l’importanza di questo vino. Incontrare il Brunello qui è emozionante, perchè anche il dettaglio organizzativo diventa rito; come per il Palio.

Sono concentriche le tre zone dove si celebra il Benvenuto, questo ideale “Palio del Brunello”: il rinascente Complesso di S.Agostino, il Chiostro riservato ai giornalisti e il “Campo del calice”, dove va in scena la corsa del Palio. Ai canapi i produttori allineati in perfetto ordine nel corridoio dell’ammezzato del Chiostro, spalla a spalla condividono gioie e ansie. I loro cavalli, questi magnifici Brunello 2010, sono in grande spolvero.

“L’annata è memorabile”, come annuncia il Presidente Bindocci giustamente molto orgoglioso soprattutto dell’ottimo lavoro del Consorzio. Organizzazione perfetta, condizioni di degustazione ideali, abbondante luce naturale dall’alto su tovaglie bianchissime, assenza di rumori molesti e di odori ambientali. Impeccabili come sempre i sommelier.

Come per il Palio di Siena anche per il Benvenuto a Montalcino il rituale inizia già dalla sera prima, quando, reduce da una Montepulciano incantata la stampa specializzata arriva nelle terre del Brunello. Quest’anno, complice una settimana meteorologica perfetta, è stato il cielo stellato sulla Val d’Orcia la cornice da sogno per le cene private.

Tutto è pronto: il Palio del Brunello può iniziare.
Le aspettative già alte sono quasi sempre superate. “Un’annata straordinaria”, come ebbe a dire il Maestro Franco Biondi Santi. Stagione fortunata, con precipitazioni regolari e al momento giusto. Pressochè tutti i produttori rilasciano quest’anno il loro miglior vino del decennio.

Mi faccio Mossiere con la mia sommelier e apriamo con Barbi, perchè la notizia della riapertura della Taverna mi ha stampato il primo sorriso all’arrivo in città. La Taverna dei Barbi è bellissima, è tutto pronto, e per gli enoturisti mancare questa esperienza sarebbe un peccato. Il loro Brunello classico è elegante, mantiene la promessa del mito. Fin dal naso reclama i grandi piatti della cucina montalcinese, magari interpretati alla lettera dal “Una gentildonna ai fornelli” (Ed. Cantagalli), la raccolta delle ricette e dei segreti del “mangiar toscano di Montalcino” (perchè “le sottigliezze fanno la differenza”) curata dalla signora Colombini Cinelli e che ho avuto il privilegio di ricevere dal Capitano dei Barbi, suo figlio Stefano.

Quindi Banfi, Poggio alle Mura: bello, giusto, impeccabile. Ma giù per la discesa verso S.Angelo Scalo ci sono anche Campogiovanni e soprattutto Col d’Orcia. La stella del Presidente Cinzano giganteggia con pochi altri anche quest’anno. Con lui non si sbaglia mai: Brunello sempre garantito, Riserve da mani nei capelli, Col d’Orcia è come uno smoking: apre qualsiasi porta.

Poco distante risalendo più a nord verso S. Restituta va spezzata una lancia per Fattoi, ormai sinonimo di grande Brunello. Lamberto lo si incontra spesso con la terra in capo o con i calzoni impolverati. Le sue sono le “mani del made in Italy”, la conoscenza dei segreti della terra, delle argille. C’è cuore e passione e si sentono.

Si fanno notare Castiglion del Bosco, La Fornace, Fanti, Capanna, Canalicchio di Sopra, Argiano e naturalmente Talenti, che oltre all’ormai leggendario Rosso quest’anno presenta un Brunello ricchissimo al naso e con grande personalità in bocca.

Personalità e stile sono la cifra di un grande Brunello delle terre rosse, giù a Piancornello: Corte dei Venti. Uno dei campi più ventosi al mondo penso, di grande fascino. Arrivarci è già un’impresa e ciò rende ancora più esclusiva l’esperienza. Tutto giusto: colore, bouquet e corpo, profumi autentici e distintivi; affascinante la persistenza. La produttrice lavora bene: donna col cuore in mano mette passione in ogni dettaglio. Non lesina investimenti, non fa compromessi. Perchè in ogni Brunello c’è il carattere del viagnaiolo. Piccola magari, ma con la testa alta.

Val di Suga, il Brunello con gli occhi azzurri e Sesti, Uccelliera, Lisini, Le Potazzine e Il Marroneto esprimono eleganza e per questa si distinguono. Oltre che per il Vigna Spuntali in particolare, raccomando di andare a degustare il Val di Suga in cantina perchè con Davide come anfitrione il Brunello non avrà più segreti per voi.

Ci piace sia tornato Guido Martini, Musico. Brunello sulla buona strada, un’etichetta un pò Twilight, di grande fascino, da Guido Martini ci aspettiamo molto. Io ci punto.
Sanlorenzo, Poggio di Sotto e Le Chiuse alzano ancora l’asticella. Luciano Ciolfi, oltre che essere un bravissimo produttore è proprio quel che si dice una bella persona. Il suo Bramante naturalmente lo rispecchia: tradizione, energia, potenza controllata, grandi profumi.
Nel Poggio di Sotto c’è una potenza imperiosa, con tannini apparentemente non sempre domati ma che lanciano un orizzonte lontano: per niente al mondo mi farei scappare la Riserva l’anno prossimo. Prendere appunti.
Il Brunello della famiglia Magnelli-Valiani è il primo dei Brunelli a cui assegno il massimo punteggio. Il bio de Le Chiuse lo porti al naso e già da quel momento ti chiude gli occhi. In bocca sembra un bacio appassionato, quelli con la mano dietro la testa.

Non se l’abbia a male chi degli altri oltre cento produttori in presentazione qui non viene menzionato. Tutti i Brunello 2010 sono dei grandissimi vini e la Storia è già pronta a celebrarli. Il Benvenuto è solo la prima tappa del viaggio lungo un anno alla scoperta di uno dei tesori di Montalcino.
Resta il tempo per assistere allo sprint finale e vedere chi ha vinto il Palio del Brunello di quest’anno.

L’ultimo giro di Campo inizia a S. Angelo Scalo, dove incontro la mia personale maestra jedi, che mi spia Querce Bettina. Prima il Rosso in Osteria e poi il Brunello nell’ideale “Acropoli di Montalcino”, il complesso di S. Agostino come lo immaginano i promotori del progetto di recupero.
Roberto Moretti firma un Brunello fresco, distinto, con le promesse più interessanti dell’anno.

La corsa del Palio è all’ultima curva. La suspense è all’acme. Davanti a tutti restano tre cavalli, perfetti, massimo punteggio: Castello Romitorio Filo di Seta, il Brunello di un grande artista italiano di fama internazionale, sugli scudi fin dai tempi della “Transavanguardia”, Sandro Chia; ma un passo ancora più avanti c’è la regina, Donatella Cinelli Colombini. Brunello 2010 da appaluso a scena aperta. Non mancherà mai nella mia teca.

“Squillino le trombe, rullino i tamburi!”.
Tutti in piedi per La Cerbaiola dei Salvioni. Ci vorrebbero la scalinata di Trinità dei Monti, centro metri di petali di rose rosse e il Preludio della Traviata. Mi sono commosso. Completamente rapito, stregato; un colpo di fulmine. Non posso dire di più: ci vorrebbero parole che non ci sono.

Il Palio dl Brunello è celebrato.
L’attenzione torna alla notizia più importante di quest’anno: la rinascita del cuore di Montalcino.
L’avventura non finisce qui…
(Continua)

(https://italiatv.wordpress.com/)

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