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ITALIA TV. Poste Italiane, in Borsa e sempre mamma. Intervista alla presidente Luisa Todini

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italiatv.it – di Dario Pettinelli) Roma. Il 25 maggio si è celebrata la giornata internazionale dei minori scomparsi. Da quest’anno Poste Italiane si fa carico di tutti i costi di gestione del servizio che fa capo al numero verde  116000, promosso dal Ministero dell’Interno e gestito da Telefono Azzurro. Un numero unico a valenza sociale in tutti i Paesi UE. E’ una linea telefonica diretta dedicata ai minori scomparsi, attiva in Italia dal 2009.
Alla presidenza di Poste Italiane c’è una donna, molto attiva da sempre nell’impegno solidale, che non ha voluto farsi scappare questa occasione per ricordare che Poste Italiane non ha mai accantonato al sua vocazione familiare e materna, anche dopo la quotazione in Borsa. Ma come si coniuga il ruolo di capo di una “azienda mamma”, nel mare di squali della finanza?

L.T. Eh, è estremamente impegnativo; mi aiuta l’essere prima di tutto io stessa una mamma.

D. Partiamo dall’inizio: da dove viene Luisa Todini?

L.T. Nasco in Umbria e cresco in una piccola frazione che si chiama Cecanibbi, in una casa di pietra che ancora non aveva il riscaldamento. Una “ragazza di campagna” che in questo trova la sua grande forza, un po’come l’Italia che trova nei suoi oltre 8000 tra Comuni e frazioni la sua vera identità.

D. Identità, radici, territorio: quale parola manca nel racconto delle sue origini?

L.T. Amore. Mio padre da giovane aveva tante idee e pochi soldi, è diventato benestante ed imprenditore e mi ha insegnato che amore per la propria terra è anche farsi carico di investirci, quindi impresa e profitto come strumento per valorizzare le radici. Ecco perché ha investito in Umbria, nella Tenuta agricola dove sono cresciuta, nella cantina, nelle persone. Il Grechetto è citato da Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”, mio padre ci credette ben prima del riconoscimento della Denominazione. I risultati che ha ottenuto sono per me motivo di grande orgoglio e stimolo.

D. Poste Italiane nel corso della sua storia è dovuta cambiare sempre e molto, oggi a lei la sfida di guidare questo cambiamento. Qual è la sua stella polare?

L.T. Lo sviluppo inclusivo. Poste è la più grande azienda nazionale in termini di forza lavoro e la più femminile fin dalla prima ora; il 53% del personale di Poste è donna. Nasce 154 anni fa per venire incontro alle esigenze dei cittadini appena fatta l’unità d’Italia e la prima donna a lavorare in Poste arriva già nel 1865. All’epoca c’era bisogno di inviare lettere e pacchi, oggi anche di altri servizi, ma il comun denominatore è sempre stato lo sviluppo inclusivo.

D. In cima alla lista delle priorità della Presidente di Poste Italiane cosa c’è?

L.T. Il welfare come settore strategico primario; questo è il nord della bussola dell’azienda. Farsi carico del risparmio e della sua gestione, garantire rendimenti al cittadino perché anche quest’ultimo è cambiato e le sue esigenze si sono evolute. Sicurezza e garanzia sono state e resteranno il viatico del nostro cambiamento. Lei consideri che abbiamo 34 milioni tra utilizzatori e clienti, siamo primi in Europa nelle carte pre-pagate, primi nel segmento studenti. Fino a 7 anni fa Poste smistava circa 7 miliardi di lettere, oggi siamo scesi a meno di 3 e per la prima volta la consegna di pacchi ha superato quella delle lettere.

D. Quotazione in Borsa e sempre maggiore attenzione alla gestione del capitale. Quali sono le iniziative che ha scelto per non fare perdere a Poste Italiane il suo ruolo “familiare e materno”?

L.T. I progetti di “responsabilità sociale d’impresa”, che è nel DNA di Poste. L’attenzione e l’attività sono continue; meno di un anno fa abbiamo inaugurato la Fondazione Poste Insieme Onlus che ha iniziato da subito a seguire un serie di progetti sul tutto il territorio nazionale con un’iniziativa inedita, ovvero attraverso il volontariato dei nostri 143 mila dipendenti. Tante iniziative collegate fra loro da Poste ed inserite in un sistema solidale virtuoso. Ma non solo. Abbiamo iniziato un bellissimo progetto: si chiama “MaaM – Maternity as a Master”. Lo scopo è ribaltare il modo di pensare alla maternità sul lavoro, perché siamo convinti che una neo-mamma apporti energia e competenze aggiuntive e aumenti anche valore e competitività dell’azienda. Le imprese sono abituate ad affidare a contesti artificiali l’esercizio alla leadership: ecco, la maternità è una palestra di provata efficacia. 500 colleghe hanno tenuto un diario durante la loro maternità annotando come mettere a frutto quell’esperienza anche nel lavoro. La maternità è un master, non certo una zavorra. http://www.italiatv.it/

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